26 nov 2016

In cima alle Ciadenes in uno scampolo d'estate

Le pazzie meteorologiche di questi ultimi decenni potrebbero permettere di trovarsi a 2000 metri, poco prima di Natale, in maniche di camicia.
Ci capitò dieci anni fa, domenica 26 novembre 2006, mentre giungevamo per l’ennesima volta in cima a quello che a Cortina viene chiamato "i Suoghe" o Ra Ciadenes, cioè il ripido dosso ricoperto di conifere che domina la chiesa di Ospitale d’Ampezzo e per anni, aprendo o concludendo la stagione, fu la meta di una gita classica, impareggiabile per l’ambiente silenzioso e meditativo.
Iside al sole, sul tetto della casamatta più alta
Il 26 novembre 2006, dopo aver fatto merenda al sole che scaldava il tetto della più alta delle due casematte costruite in guerra su quella sommità, scegliemmo di fare un anello scendendo per la labile traccia che cala a nord. Pestando un velo di neve su terreno ancora morbido, in discesa incrociammo anche un camoscio solitario, che con un balzo smosse una buona quantità di sassi, fonte d’iniziale inquietudine. 
Giunti in Val di Gotres, seguendo le orme che solcavano lo straterello di neve sulla carrareccia, continuammo veloci verso il sole fino alle vecchie caserme di Rufiedo, dalle quali non rimase che tornare alla macchina a piedi. 
Lungo la discesa verso Gotres
Fu un 26 novembre non improbabile da vivere, soprattutto lungo il declivio boscoso fra Podestagno e Ospitale, ma sicuramente inusuale. A 2000 metri, a mezzogiorno, per oltre mezz’ora ce ne stemmo al sole in maniche di camicia osservando intorno a noi - da una certa quota in su - forcelle, monti e valli già imbiancati e l'ombra sulla Strada d’Alemagna. 
Il leggendario silenzio che avvolge Ra Ciadenes, quel giorno fu rotto per un attimo da un elicottero, che volava verso sud. Per il resto, i nostri passi furono scortati anche dal solenne roteare di un’aquila, una presenza non frequente sui nostri monti e sempre affascinante per chi vive la montagna con le gambe e con il cuore.

Nessun commento:

Posta un commento

Il "5 Torri": prima albergo e poi rifugio, in un luogo ricco di storia

Lungo la mulattiera d’accesso alla capanna Sachsendank sul Nuvolàu, a circa un’ora da quella e ai piedi della maggiore delle torri d’Averau...