22 dic 2016

Sotto il Becco di Mezzodì: una "dolorosa" avventura

Un giorno d'agosto, scendendo verso il Lago di Federa dalla Rocchetta di Prendèra – che avevamo salito per la prima volta - ebbi la pessima idea di passare per "Gròto", il dirupato costone, detritico e sassoso ma ingentilito da piccole macchie di verde e rododendri, che copre le falde settentrionali del Becco di Mezzodì e da un paio di anni vediamo giornalmente dal nostro salotto.
What is "Gròto"? Sapevo già che il nome non c'entra nulla con il maschile di un'inesistente “gròta”, voce ampezzana rimpiazzata da “landro”, ma invece significa curiosamente ”incrostazione di sudiciume, sudiciume indurito di pelle non lavata”. In quel senso ricordavo di averlo sentito pronunciare spesso in casa, ma in ogni caso il perché dell'oronimo mi è ancora sconosciuto. 
Lasciando stare le questioni toponomastiche, ero convinto che, per scendere, avremmo potuto sfruttare a nord del Becco le tracce di passaggio lasciate in quasi un secolo dai salitori - oggi sempre più rari - del Camino Barbaria (aperto il 19.VIII.1908) e della Emmeli (aperta il 15.X.1927), due vie che affrontano la cima da quella parte e un tempo erano alla moda. Sbagliammo sicuramente qualcosa, se è vero che tracce degne del loro nome non ne trovammo; dove passavano gli scalatori, lo sono venuto a sapere da un amico guida di Cortina soltanto dodici anni dopo!
Sotto il Becco, verso "Gròto"
(foto E.M., estate 2004)
Così, dovemmo passare proprio per "Gròto" mirando comunque al lago e al rifugio sulle sue rive: una ginnastica non lunghissima ma snervante, fra blocchi di vari tipi e misure, ghiaia, cespugli e fiori, che c'impegnò fin poco prima del lago. La fantasiosa variante ci servì senz'altro per conoscere la zona, ma mi stancò al punto che poco più tardi, scendendo per il sentiero 437 verso Rocurto, m'impigliai in una radice inaspettata. Finii lungo disteso e presi una tale legnata, che una mano e alcune costole mi fecero male per diversi giorni.
Alla malora anche "Gròto"! Pensai: se per caso fossimo tornati sulla Rocchetta o avessimo voluto aggirare la "meridiana degli ampezzani" sul versante di Cortina, sarebbe stato meglio rasentare le pareti! Avrei così visto dove salgono il Barbaria e la Emmeli, due vie che non ho fatto, e saremmo arrivati in minor tempo e forse con minor fatica sulla trafficata mulattiera, che ogni giorno d'estate smista i turisti da e verso Ambrizzola, Mondeval e tutto il resto.

3 commenti:

  1. Osservando il Béco da Cortina, si nota una cengia che attraversa le sue propaggini settentrionali, poco sopra alla base. Questa cengia è evidente soprattutto con la neve. Penso sovrasti proprio la zona di Gròto.
    Credo che questa cengia non abbia molta rilevanza geografica né alpinistica; nemmeno ho idea se sia percorribile (ma per dire la verità non ho neanche mai cercato informazioni.
    Sicuramente nel libro dei sogni c'è l'idea di andare ad esplorare le pendici nord del Béco, tra cui questa cengia e, perchè no, anche Gròto. Chissà se mai lo farò.

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  2. Secondo me, quella cengia, o parte di essa, viene percorsa dalla via Emmeli, aperta da Severino Casara con diversi amici nel 1927.
    Purtroppo, del Becco conosco solo la via normale, che fu la mia prima arrampicata, nel 1975, e anche l'ultima, trent'anni dopo.
    Ciao.

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  3. In uno dei miei peregrinaggi verso le Rocchette ci salimmo per la prima volta (e ad oggi assommano solo a due) dal versante Ampezzano, risalendo per un tratto verso la cima della Sorarù e ritornando a valle con ampio giro verso il Rifugio Palmieri. Dalle pendici del Beco verso Federa non ero mai stato, ma il passaggio si prospettava agevole e privo di insidie; fu così che senza accorgercene, stando troppo bassi (verso Nord), ci trovammo su una bella costa erbosa che di là dirupava con un discreto salto: fummo costretti a risalire un discreto tratto per ritrovare i giusti segni di passaggio che arcuavano poi con semplicità verso il lago ed il rifugio. Insomma tra ghiaie, masiere ed altre sorprese è bene conoscere un minimo anche questo passaggio per andar via tranquilli senza perdere tempo; senza tener conto di cosa possa voler dire calcare quei passi con la nebbia!

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