20 mar 2017

Con Santo e il Capitano sul Becco di Mezzodì

1995, domenica 14 ottobre. 
Sfruttando un'incredibile serie di week-end di bel tempo iniziata con settembre (che si prolungherà fino ad Ognissanti e riempiremo con una dozzina di uscite in montagna), ho sentito tre amici per andare insieme a ripetere una classica: la via normale del Becco di Mezzodì. 
Conosco bene l'itinerario, inaugurato il 5 luglio 1872 dal pioniere dell'alpinismo ampezzano Santo Siorpaes "Salvador" con il Capitano scozzese William Edward Utterson Kelso: vent'anni fa fu il mio battesimo in croda, e da allora l’ho salito diverse volte, sempre con grande diletto. 
L’approccio al Becco, piuttosto lungo da qualsiasi versante lo si intraprenda, lo facciamo iniziare sulla strada Pocol - Passo Giau, dal tornante presso i ruderi di Capanna Ravà. Ci vorranno due orette di camminata attraverso i pascoli di Mondeval, per raggiungere la base sud-ovest della “Ziéta”, dove inizia la via. 
L'avvicinamento, dapprima ombreggiato e abbastanza fresco, verrà presto ingentilito dalla temperatura di una memorabile giornata d’autunno: lo percorriamo quasi senza fatica, chiacchierando in allegria, fino alla piccola cengia dove occorre legarsi. 
Lo sviluppo della via non necessita di un lungo racconto. Sono in testa al gruppo e saliamo con calma, godendoci le singole cordate e mettendo tutte le protezioni necessarie per salire sicuri: in circa un’ora siamo sulla comoda vetta, dove rivedo il pentolone metallico issato lassù qualche anno fa da giovani compaesani per i falò della vigilia di Ferragosto.
Becco di Mezzodì, "Ra Ziéta" 
per gli antichi ampezzani (foto I.D.F.)
Il cielo è terso, di un blu che pare quasi dipinto; ora il sole scalda e induce a poltrire; così, sostiamo il più possibile tra i blocchi sommitali, mangiando e osservando il mondo. Ad un certo punto, si sente il ronzare del generatore del rifugio: Modesto e Monica hanno aperto anche oggi il “Croda da Lago”, nonostante la bassa stagione. 
La cosa ci attrae, perché sentiamo già il gusto della birra fresca! Scendiamo quindi velocemente con due doppie, soddisfatti di avere conseguito la cima: per me è già la sesta volta, e non sarà neppure l'ultima, per gli altri è la prima, e non so se vi sono più tornati. 
Sul Becco abbiamo respirato la storia, perché 123 anni fa proprio lassù Siorpaes e Kelso svelarono agli alpinisti di ogni nazione il romantico gruppo della Croda da Lago. 
Giunti al rifugio, incontro l’amica Lorenza, giunta da Milano per ulteriori ricerche sugli amati toponimi ampezzani, ai quali ha già dedicato la tesi di laurea e un libro. Ci perdiamo in chiacchiere: quando arriviamo al Ponte di Rocurto è notte, e così dobbiamo risalire al buio la strada fino alle macchine. 
Siamo tutti d'accordo: la giornata è stata grande, e non immagino che tornerò ancora un paio di volte sul Becco, la mia prima (e anche l'ultima) scalata, il mio "colpo di fulmine" per le rocce dei Monti Pallidi.

2 commenti:

  1. È uno dei miei più grandi rimpianti. Anna Maria, mia moglie, si era innamorata del Becco di Mezzodì fin dalla prima volta che l'aveva visto (Anna Maria, nonostante non sia una montanara, è una delle rare persone che le montagne non solo le guardano, ma le sanno anche vedere). Più di una volta con Albert ci eravamo ripromessi di salirci, ma non se ne è mai fatto nulla. Ormai (sai quanto mi pesa questa parola) è tardi. Come al solito, hai scavto nel mio cuore.

    Saverio

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  2. Grazie Saverio.
    Tu non sai quanto anch'io oggi, a quasi sessant'anni, bramerei di ansimare di nuovo in quei due camini, passeggiare in equilibrio sulla sottile cresta finale, rivedere quella cima large e comoda dove ho imparato ad amare le Dolomiti!
    Ma "quello che è fatto, è fatto": riviviamolo almeno scrivendo e guardandoci le fotografie!
    Ernesto

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