18 apr 2017

Punta Michele, cima mancata

Nel gruppo del Cristallo, sottogruppo del Popena, svetta una cima rilevante, che da più di 120 anni ricorda una figura fondamentale per l'esplorazione dolomitica: Michele Innerkofler, guida di Sesto caduta quarantenne nell'estate 1888, mentre scendeva per la trecentesima volta lungo la via normale del Monte Cristallo. 
E' la Punta Michele, che si staglia tra lo slanciato Ago Löschner e il Cristallino di Misurina e risulta evidente dalla sella sulla quale resta quello che fu il piccolo rifugio Popena, edificato nel 1938 da Lino Conti e gestito fino all'incendio che lo distrusse nel corso del secondo conflitto mondiale, lasciando solo poche pietre mute. 
La Punta Michele, dalla sella
dell'ex Rifugio Popena (foto E.M., 19.10.08)
L'autore della prima guida alpinistica del gruppo del Cristallo, Wenzel Eckerth di Praga, salì per primo la cima ancora senza nome, godendo per l'occasione di una qualificata ed esperta compagnia. 
Era il 20 agosto 1894, e con lui c'erano Sepp Innerkofler, nipote di Michele noto per il sacrificio sul Monte Paterno nel 1915, e Pietro Siorpaes “de Santo”, giovane guida di Cortina. 
A seguito della conquista, Eckerth volle dedicare la massiccia e articolata punta e la forcella che la separa dal Cristallino di Misurina, alla guida di cui era stato cliente e amico, battendo in lungo e in largo il Cristallo per diverse stagioni.
La via normale della Punta Michele la raggiunge da ENE e, tutto sommato, non sarebbe proibitiva per gli alpinisti, se più di una ventina d'anni fa un ampio cedimento  non avesse compromesso, credo senza rimedio, un percorso già non proprio elementare e - fin dove ho constatato di persona - alpinisticamente valido, seppur tortuoso. 
Nel 1996, infatti, avevo provato a salire la Punta con un amico ma, giunti su una crestina dove trovammo infisso nei detriti un enigmatico bastone, avevamo perso la bussola e, data l'ora tarda, eravamo ridiscesi sicuri comunque di ritornare lassù. 
Non c'è più stata l'occasione, ed è un peccato che oggi non possa relazionare la salita ad una cima importante, che evoca un grande attore della storia delle Dolomiti.

12 commenti:

  1. Ciao Ernesto, da un po' di tempo sono latitante con i commenti, quindi con un po' di ritardo faccio ora gli auguri di buona Pasqua e gli auguri per i 100.000 click sul blog (questo genere di traguardo si chiama compleclick?!?!). Non ho scritto niente sul Beco di Mezodi, dove sono salito una prima volta con la guida Enrico e sono tornato dopo 20 anni l'estate scorsa con l'amico Francesco, e sul Sas de Stria, sulla cui vetta manco da quando avevo 9 anni e su cui ho tanta voglia di tornare, magari in un tardo pomeriggio. Punta Michele è nella lista dei desideri, almeno avvicinarla per capire se nonostante il franamento sia accessibile con qualche passaggio alla mia portata (massimo 3 grado non da primo!). Qui apro una parentesi sul fatto che tanti mi prendono in giro per muovermi agilmente su 1 e 2 grado marcio, ma bloccarmi sui gradi superiori dove mi manca totalmente il senso della ricerca degli appigli. Aggiungo infine che, sempre in zona, il libro dei desideri include anche la visita e se possibile la traversata di forcella Cristallino. Se sapessi arrampicare sui gradi elevati (ma molti gradi mi mancano -e sempre mi mancheranno- per potervi arrivare), in cima alla lista dei sogni ci sarebbe l'Ago Loeschner. Chissà se al giorno d'oggi qualcuno vi sale? A presto! Riccardo

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    1. Ti rispondo, almeno in parte, su Forcella Cristallino. Da giovane Albert (sempre lui) ha trascorso due o tre giorni di fila in zona, bivaccando dove gli capitava. So per certo che è partito dalla Val le Bance, per poi passare, tra le varie peregrinazioni effettuate, in Val Cristallino e finire sul Ghiaccaio del Popena e poi in quello del Cristallo (senza perdere mai quota). Quindi deve aver valicato in un modo o nell'altro Forcella Cristallino. Quando lo sento, se ti interessa, posso chiedergli qualcosa, anche se è molto geloso dei suoi appunti. Purtroppo ha anche il brutto vizio di rispondere alle mail (quando risponde) con mesi di ritardo e in ogni caso le sue informazioni sono alquanto datate. Ne approfitto per chiedere a te (o a Ernesto, Kaa o altri) notizie sulla traversata dal Ghicciaio del Popena (che immagino defunto) alla Val Popena Alta attraverso Forcella Michele. Data l'esposizione credo/temo che sia perennemente ghiacciata (ovviamente non in versante Val Popena Alta dove passa la traccia per il Cristallino).
      Ciao
      Saverio

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    2. Sono ignorante la massimo per quanto riguarda il Cristallo (e tanti altri posti)! :)

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  2. ...sarebbe interessante ricevere una descrizione recente della salita; anche a me interesserebbe di salirla...
    saluti

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  3. Rispondo ad entrambi, iniziando dal fondo.
    Una relazione recente della salita di Punta Michele non saprei a chi chiederla; so che ci sono locali, cadorini e pusteresi, che amano questo genere di ascensioni, ma esattamente chi siano, se e dove abbiano lasciato qualcosa di scritto, questo non saprei.
    A Riccardo aggiungo che vent'anni fa e più anche il sottoscritto lo chiamavano “el re del marzo”, per la propensione a scegliere spesso itinerari di I-II non proprio granitici; ma quanta e quale soddisfazione nel riuscire a portarli a termine!
    La Michele però è rimasta un'incompiuta!
    Quanto all'Ago Löschner, se leggi “Gruppo del Cristallo” di Luca Visentini (1996), che ha salito anche la Michele, in una salita del 1995, sempre grazie a franamenti, Mauro Corona dichiara di aver trovato un passaggio di VI! Quindi non è certamente più il III di Löschner ed Erwin Ploner del 1907.
    Ciao a tutti.

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  4. Mi avete incuriosito e sono dedicato al "data mining". L'unica cosa abbastanza recente sull'argomento (29 settembre 2013) è stata una domanda sulla normale a Punta Michele (su verticalmente) a cui ha risposto solo Luca Visentini. Riporto le sue parole: "Allora, da quel che ricordo...
    Il traverso è lungo una sessantina di metri. Non si può gradarlo in maniera ortodossa. Sarebbe I grado, se non fosse in un contesto così friabile e delicato. Non c'è possibilità di proteggersi. A me ricorda quel tratto dell'Alta Via n. 6, appena giù dalla Cima dei Frati provenendo dal Bivacco Gresilin, poco prima di trovarsi sotto la verticale della Forcella dei Frati. Le tacche per i piedi vengono a mancare. E per le mani non ci sono appigli o prese valide. Mauro, in entrambe le occasioni, mi consigliò di affrontare il traverso di corsa. Io invece, meno sicuro sulle gambe, procedetti piano piano, un passo alla volta, con calma, tenendomi in equilibrio con le dita delle mani su qualche sasso conficcato nel terreno. Senza caricarlo, perché sarebbe venuto via! Terra, dura, durissima, ma non roccia. L'esposizione non è lì per lì significativa. Ma nel caso della Punta Michele, una cinquantina di metri sotto il passaggio, la scarpata inclinata a mo' di imbuto precipita di colpo in piena parete. Quindi all'occhio! Alla fine del traverso non c'è la possibilità di una buona sosta, ma a Mauro bastò ricavare a calci una conchetta tra i sassi e accucciarsi per farmi sicura. Ogni metro che guadagnavo si riduceva il pericolo di un'eventuale pendolo. Gli ultimi 10 o 15 metri li feci a quel punto di corsa. Poi, il canalino che riprende quota, pur franando, è meno rognoso.
    E' dunque un impegno psicologico, più che alpinistico.
    Al ritorno comunque lo stesso Mauro preferì scendere in doppia, portandosi sopra il traverso e chiodando un ancoraggio. Per un solco obliquo arrivammo al di là del tratto. Magari, con difficoltà presumo di II e III grado, si può ovviare così anche in salita."
    È chiaro che i ricordi risalgono a quasi 20 anni prima e se i crolli sono più recenti, tutto diviene estremamente aleatorio. E il fatto che solo Visentini abbia risposto la dice abbastanza lunga sulla scarsissima frequentazione della cima.

    Saverio

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    1. Per Saverio: Relativamente a Punta Michele, anch'io su internet ho trovato solo questo posto di Luca Visentini e non ricordo di aver letto niente sulla stampa specializzata. Relativamente all'attraversamento di Forcella Michele non so niente: l'anno scorso sono salito sul Cristallino per la Val de le Barache con un amico svizzero e avrei voluto fare una deviazione per ispezionare un'eventuale discesa verso il ghiacciaio del Popena. Avevamo però poco tempo (in vista di una successiva discesa per la Val Le Bance, un passaggio alla forcella tra Cima le Bance ed il Cristallino di Misurina e un ritorno per la bassa val Cristallino) quindi non ci siamo concessi quella deviazione. Sarà per le prossime estati, magari concatenando proprio la discesa da forcella Michele al ghiacciaio del Popena e poi una risalita a forcella Cristallino, sempre che i canali non abbiano fondo di ghiaccio vivo.
      Per Ernesto: visto che su internet non si trova nulla sull'Ago Loeschner, penso che dopo Mauro Corona ben pochi ci siano stati. Se andassero in molti, qualcuno non auto-celebrerebbe l'impresa su una guglia così ardita?!
      Grazie per darmi la possibilità di parlare di luoghi selvaggi sulle Dolomiti: ogni anno ho solo pochi giorni da deviare a questa attività che tanto mi piace e scrivere qui mi aiuta a ricordare durante le giornate trascorse in ufficio.

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  5. Approfitto di ancora un po' di spazio. Un po' di anni fa non avrei mai pensato di riflettere sul "marzo" ma ora provo a farlo. Fin da piccolo sono stato attratto, non so perché, dai luoghi con roccia cariata. La prima volta che ho inquadrato questa tendenza naturale in un concetto ben definito è stato quando, verso i 15 anni, sono salito per la prima volta (e finora ultima) sulla Croda Rossa con la guida Andrea M., salendo dal Cadin e scendendo per la Val Montejela. Arrivati a Ra Stua, a fronte di una domanda sulla qualità della roccia, la guida rispose 'l'è duta na marzumera' e li capii che la marzumera era ciò che mi dava soddisfazione. Finora per me l'itinerario che vince tutte le classifiche di marcio è la traversata per cresta da Forcella Cavallo alla cima Fanis nord. Appena concluso lo considerai abbastanza inquietante (ma non impossibile) e a distanza di 2 anni avrei già voglia di ripeterlo.

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  6. Anch'io rubo un po' di (troppo) spazio. Sarei molto interessato a qualche dettaglio in più sulla traversata Forcella Cavallo-Cima Fanis Nord. Su quella cima sono salito dal versante opposto (Forcella Fanis) che immagino tu abbia percorso in discesa. Ma a questo punto si aprirebbe la possibilità di una traversata di cresta ancora più eccitante. Tantissimi anni fa, con Giorgio ed un occasionale compagno polacco, dopo la Tomaselli, rasentammo il Cadin di Fanis e atravero il foro di guerra sbucammo sulla cengia Veronesi dove questa si allarga a mo' di terrazza. Di lì salimmo per un canale marcio (che quindi dovrebbe piacerti), facilitato ad un certo punto da una inateesa e all'epoca nuovissima fune d'acciaio, sulla cresta che ci condusse fino alla Cima Fanis di Mezzo. Di là mi sarebbe piaciuto ridiscendere all'imbocco della Veronesi, ma, complice anche l'ora tarda, preferimmo tornare indietro. Molti anni dopo, parlando con Antonella Fornari, ebbi la conferma che non solo quella discesa era possibile, ma addirittura elementare. Si profilerebbe quindi il concatenamento delle cime Fanis Nord e di Mezzo. Ciao

    Saverio

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    1. Rispondo molto volentieri. Confermo che Francesco ed io siamo scesi dalla cima Fanis Nord fino a Forcella Fanis. Da qui invece che scendere direttamente all'attacco della Veronesi abbiamo continuato ancora per cresta Cino ad un'altra forcelletta proprio sotto cima Fanis di Mezzo. Da qui si intuiva una salita facile alla cima, che però abbiamo lasciato per un successivo giro, quindi benché non percorsa confermo la tua intuizione. Quindi il nostro giro è stato Falzarego-Gasser Depot-Forcella del Mortaio-Forcella Casale-Forcella Cavallo-Cima Fanis Nord-crestina-Cengia Veronesi-Galleria-Selletta Fanis-Falzarego, per circa 10 ore. Da Forcella Cavallo a Cima Fanis Nord si incontrano almeno 5-6 passaggi direi al massimo di secondo grado. Ma sono circa 1.30-2.00 ore di marcio puro su ghiaie sempre molto rosse. L'esposizione non è mai pazzesca, ma alcuni dei passaggi friabili insistono su balzi ripidi di 20-30 metri, sufficienti a richiedere molta attenzione. Sono sempre ben appigliati, ma non è facile trovare un appiglio che non si muova. Sono evidenti alcuni infissi filettati che probabilmente sarebbero serviti per creare una ferrata mai nata (è la seconda ferrata fantasma che trovo a Cortina, dopo quella di Ra Vales de Sote). Prossimamente vorrei tentare una salita a Cima Fanis di Mezzo per il canale che dici tu (e che non conoscevo), la discesa a Forcella Fanis e da qui tentare una discesa diretta nel Cadin di Fanis, che credo sia fattibile senza troppe difficoltà.

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    2. Due righe sulle ferrate fantasma. Albert ha percorso più volte Ra Vales de Sote, sia d'estate che d'inverno con gli sci; l'ultima 8 anni fa con la figlia maggiore che allora aveva 10 anni. Mi ha riferito che anni prima le attrezzature esistevano ancora, ma dovevano averle tolte, vista la pericolosità di corde fisse senza regolare manutenzione. Quanto alla Fanis Nord, avevo letto da qualche parte che, all'epoca in cui veniva attrezzata la Via della Pace, l'idea era di proseguirla fino alla Fanis Nord, ma poi non se ne fece nulla (forse anche per la pessima qualità della roccia). Ciao

      Saverio

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  7. Un ultimo appunto. Non so per quale motivo salii per quel canale e i ricordi sono piuttosto sbiaditi (parlo di più di 30 anni fa). Tuttavia ricordo che in un disegno del Berti appare una via se non erro di Karl Domenigg e altri che mi sembrava corrispondere alla mia salita (purtroppo il vol. 1 del Berti è in Val Gardena e non posso essere più preciso).

    Saverio

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