28 giu 2017

Pala Perósego, la facilità di trovarsi soli

23.9.00: dal Passo Tre Croci vado da solo a curiosare sulla Pala Perósego, cima di poco rilievo al termine della dorsale del Pomagagnon e vicina alla sella di Sonforcia. So qualcosa della Pala perché fin dagli anni '70 ho sfogliato spesso le pagine del “Berti”, ma solo di recente in un libro ho trovato la conferma che si può salire senza grandi difficoltà.
Non immagino che, sul quaderno che porto nello zaino con un barattolo, da lasciare in vetta sotto l'ometto, in quattro stagioni e mezza, dopo la mia, vedrò 30 firme di salitori! 
Mi sfiora invece il dubbio di stare facendo una cosa che alla fine potrebbe alimentare solo un piacere quasi infantile, di rivedere - se e quando deciderò di tornare lassù - il nome mio e di chi verrà a sapere della mia scoperta. Ma non sarà proprio così: sulla Pala Perósego troverò i nomi di visitatori locali, di forestieri e persino di qualche straniero, e qualcuno rifarà l'escursione anche più volte.
Ultimi passi verso la cima (foto E.M., maggio 2007)
15.8.02: con Iside sto scendendo dalla Punta Erbing, bella cima della zona. Nel bosco di Larieto troviamo Paolo che torna con alcuni amici (guarda un po'!) dalla Pala, e mi conferma di conoscerla: è un po' orso, e preferisce camminare per montagne minori ed estranee alle masse. Ci troviamo in pieno accordo sull'idea di andare per monti, anche se - schivando comunque le zone più gettonate e affollate - talvolta scegliamo mete un po' più massicce!
22.5.05, fresca giornata primaverile. Siamo di nuovo lassù, a sfogliare curiosi il libro di vetta sotto i sassi. In un quinquennio lo hanno firmato in trenta, dopo aver superato il mezzo tiro di corda di roccia un po' malferma che porta sul culmine, e percorso - i più alti forse in ginocchio, per questioni di equilibrio - la sottile ed esposta lingua d'erba e sassi che sale in cima. 
20.5.07: c'è da rimpiazzare il quaderno, poiché quello collocato sette anni fa è sparito insieme alla custodia, per cause ignote. Torniamo su e lasciamo un'agenda e un nuovo contenitore con l'idea di salire ancora: ma non accadrà più, e così perderò definitivamente il conto delle visite.
Immagino comunque che, dopo mezzo secolo dalla scoperta della prima via sullo spigolo sud (11.5.68), di rado giunga ancora qualcuno sul vertice della Pala, dopo averne scalato le pareti: mai avrei pensato poi che alcuni lasciassero il placido sentiero tra le forcelle Sonforcia e Zumeles, per avvicinarsi a quella montagnola dall'irto nome di Perósego. 
Sul "mio" primo libro di vetta, invece, c'era persino la firma di uno che, in un inverno piuttosto asciutto, aveva preferito allo sci sulle vicine piste del Cristallo qualche ora di svago tra mughi e rocce, snobbate dagli habituées delle Tofane e del Cristallo, ma dove sarà sempre facile trovarsi soli.

3 commenti:

  1. Ciao Ernesto, ogni tanto torno a curiosare nel tuo blog che assume sempre più il sapore di un "Amarcord". Quest'ultimo post mi ha lasciato un groppo in gola in ricordo dell'amico Paolo che quel giorno accompagnò me e la mia famiglia (moglie e 2 bambini di 5 e 9 anni, che si divertirono moltissimo) su quel bellissimo spalto. Credo che Francesco e Martina siano a tutt'oggi i più giovani salitori della Pala. Ora il luogo mi è più caro che mai, come tutte le cime (e sono tante) raggiunte con Paolo fin da quanto eravamo poco più che ventenni. Paolo a volte sembrava un po' orso, ma era in realtà un giovialone e amava girare per la sua valle. Temeva le difficoltà, talvolta si tirava indietro, ma era anche tenace e capace di farsi forza per raggiungere le mete che agognava. Prediligeva, come dici tu, le montagne inconsuete, i luoghi nascosti, le cime minori e apparentemente insignificanti ma calcate da pochi. All'epoca in cui circolavano poche relazioni e le carte erano scadenti, si era procurato le tavolette dell'IGM; ogni estate aspettava il mio arrivo per consultarmi e propormi ascensioni, traversate, esplorazioni che lui aveva nel frattempo studiato su quelle carte e diligentemente annotato. Si andava davvero alla ventura. E che dire delle sciate fuori pista negli anni 70, che per me hanno significato una palestra di esperienze per la successiva pratica dello sci alpinismo? Povero Paolo! La fortuna non lo ha favorito ma, come dice la canzone, speriamo che lassù lo lascino andare per le sue piccole, solitarie amate cime. Un saluto.
    Luca Galante

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  2. Non sapevo che vi conosceste, anche perché Paolo era un personaggio un po' misterioso.
    Quella volta a Larieto rimasi colpito dal fatto che ci fosse qualcun altro a Cortina che scandagliava i posti più strani: dopo qualche altra chiacchierata, seppi che amava luoghi arcani come la Selletta del Sorapis, calcata già da Grohmann, e altri piccoli posti che ora non ricordo.
    Chissà se ora sentirà le nostre chiacchiere!
    Ciao.
    Ernesto

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  3. sono Iside.. Paolo era oltre che mio collega, anche mio coscritto, ed era una persona che stimavo molto: davvero una cara persona... Mi è spiaciuto moltissimo quando è mancato.
    Buona serata

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