20 nov 2017

Curiosità nei boschi di Cortina: la "Scala del Zorzi"

Gli antroponimi ampezzani,  ovvero i nomi di luogo legati a persone vere o leggendarie, furono raccolti, analizzati e descritti ampiamente da Lorenza Russo in un libro che conseguì grande apprezzamento, "Pallidi nomi di monti" (1994). 
L'autrice scrisse poi un racconto (probabilmente rimasto in un cassetto) su un antroponimo singolare, che attira perché non si capisce se possa essere ancora riscontrabile sul terreno: "Sciàra del Zorzi". 
Il nome è legato al ceppo Zorzi di Zuel (villaggio dove un tempo ne abitava un ramo, detto "de chi de 'Sòrso"), di origine veneziana ed estinto da mezzo secolo, quindi d'indubbia storicità. 
Con altri due toponimi legati a casate locali, la "Tòuta del Pelèle" (Michielli) e il "Ziérmo del Tòuta" (Bigontina), la "Sciàra del Zorzi" si trova in destra orografica della Val d'Ortié, ai piedi della dorsale delle Rochétes. Si tratta di un bastione roccioso, situato nel bosco a circa 1800 metri vicino alla Pala del Orso (fra il Pian de ra Bàita e il Zìgar): l'angolo è uno dei più selvaggi della valle, accidentato, con scarsi sentieri e raramente battuto da turisti. 
I boschi sotto la Rochéta, in cui si trovava la Sciàra del Zorzi 
(foto I.D.F., autunno 2014) 

Perché ebbe il nome di "Sciàra del Zorzi"? Si dice che un Giorgio o Zorzi vi avesse facilitato un salto roccioso, fissando una rudimentale scala di legno. Forse Giorgio-Zorzi, che non si sa chi fosse né quando visse, era un cacciatore ("de chi de ra tribù" si dice, riferendosi agli abitanti di Zuel) e sul salto cui diede il nome aveva una posta al camoscio favorita. 
Sarebbe suggestivo curiosare tra la Pala del Orso e il Zigar, il dente roccioso visibile da Cortina che nel 1700 fu importante per marcare il confine tra il Tirolo e Venezia, cercando le tracce di una scala che - per quanto se ne sa - potrebbe essere stata collocata due o trecento anni fa, o forse più.
Pensandoci bene, in quella zona chi scrive è già stato:  in una lontana escursione fuori traccia, con Roberto ci recammo a vedere la cavità ai piedi della Rochéta de Cianpolòngo che ospita la croce di confine n. 1 (ufficiosamente passata vent'anni fa a n. 2) con i millesimi 1779-1852-1964 e dev'essere prossima al salto del Zorzi.
Però, anche se ce ne fosse stato un minimo avanzo, lassù una scala di legno proprio non la vedemmo.

2 commenti:

  1. Quando il tempo era incerto o non avevo idee migliori, mi piaceva "perdermi" in solitarie esplorazioni del vasto bosco tra la Val Federa e la Val d'Ortie`, ben sapendo che difficilmente avrei incontrato qualcuno. Mi attirava un particolare ben visibile anche dal fondovalle, quel gruppo di rocce rossastre che interrompevano la continuita` del bosco. Mi attiravano ... ma solo dal fondovalle, perche`, una volta nel bosco, per un motivo o per l'altro, non mi dirigevo mai da quella parte e ai Pisciandre non ci sono mai arrivato. In ogni caso il tuo post ha risvegliato la mia curiosità e sono andato a consultare il bel libriccino di Minato De Zanna. Nella fig. 29 vi è un'indicazione (anche se piuttosto approssimativa) della Sciara in questione. Probabilmente ci sono passato vicino quella volta che, partendo dal Boite, passai alla base del Beco Lungo, rasentai il Zigar e da lì arrivai fin sul Zoco.
    Ciao

    Saverio

    RispondiElimina
  2. Potrei raccogliere l'invito... ;)

    RispondiElimina

Nuovo libro per il 50° del rifugio Staulanza

Domenica 23 settembre, la famiglia Sala “Tuze” ha voluto ricordare con un raduno raccolto ma festosamente animato, il cinquantesimo complea...