8 mag 2018

Giacomo Colli, guida e rifugista, a 100 anni dalla morte

Poco meno di un secolo fa, il 22 giugno 1918, concludeva l'esistenza nella sua casa, nel villaggio di Col, Giacomo Colli Saèrio. Nato nel 1855, a trentaquattro anni aveva conseguito la licenza per esercitare la professione di guida, che gli venne poi rinnovata per un quarto di secolo. 
Giacomo Colli Saèrio, guida e rifugista
(20.5.1855-22.6.1918)
Pur trovandosi nella piena maturità nel periodo in cui “il livello tecnico alpinistico delle guide locali era altissimo”, fu soltanto una "guida per montagne basse", una di quelle disponibili a condurre clienti a piedi o a cavallo attraverso i passi e le valli dolomitiche o in semplici escursioni. Nella storia locale, di Colli si ricorda il soprannome “di Falzarego”, poiché fu uno dei primi, se non proprio il primo rifugista della conca. 
Rilevò, infatti, dal padre Francesco Saverio e poi mantenne per lungo tempo la gestione dell’Ospizio Falzarego, situato prima del passo omonimo sulla Strada delle Dolomiti, completata nel 1909, che sostituì la carreggiabile fra Ampezzo e Livinallongo. Il fabbricato, eretto dalla Magnifica Comunità ampezzana già nel 1868 per ospitare chi transitava per Falzarego, pur essendo la prima struttura d'interesse alpinistico della conca, non fu mai ritenuto un rifugio alpino; anzi, dopo essere stato dotato di una stazione postelegrafonica, nel 1905 fu trasformato in un vero e proprio albergo. 
All'epoca, per rilasciare la concessione a gestirlo, il Comune poneva obblighi rigorosi: apertura garantita fino al 20 novembre di ogni anno e in ogni condizione di tempo; obbligo per il custode di “mantenere la strada dal confine di Livinallongo fino a Cianzopé”, e di essere “fornito di vettovaglie e di buone bibite nonché di foraggi, dei quali avrà sempre una provvigione di almeno 300 chili di fieno e sufficiente quantità di avena”; il capitolato infine, curiosamente stabiliva che “l’Ospizio non potrà giammai essere abbandonato in mano a sole donne.” Per cui, tra il lavoro e gli obblighi ai quali sottostare e avendo moglie e due figlie femmine, quando mai il Saèrio avrà avuto il tempo di scorrazzare per le montagne?
Nel 1907 la gestione dell'Ospizio passò all'imprenditore, bolzanino ma nato in Grecia, Theodor Christomannos (1854-1911). Fautore della Strada delle Dolomiti, il successore di Colli  gestiva già una struttura analoga  sul Pordoi e tenne quella di Falzarego per poco tempo, poiché morì a soli cinquantasei anni. Raso al suolo dall'artiglieria allo scoppio della prima guerra mondiale, dell'Ospizio - Albergo Falzarego sopravvive in pratica soltanto qualche fotografia.

2 commenti:

  1. Una constatazione personale (e quindi di poco interesse per chi ti segue). Il mio nome, Saverio, non e` tra i piu` comuni, ma a quel che vedo non era del tutto inusuale in Ampezzo; oltre a Giacomo Colli di cui non avevo mai avuto notizie, mi vengono in mente le Saeries, ostesse al limitare del bosco sopra Lacedel, sempre sulla strada del Falzarego a cui Rinaldo Zardini aveva fatto riferimento in un toponimo che per molti anni era rimasto misterioso a me e a parecchi altri cultori degli strati di S. Cassiano. E a proposito di ostesse ho trovato assai piacevole il racconto di Lorenza Russo sul cabioto de ra Mescores. Infine il post successivo, con la segnalazione di una esplorazione di un'altra lombarda rapita dalle Dolomiti mi ha definitivamente convinto ad abbonarmi alle Dolomiti Bellunesi.
    Grazie ancora

    Saverio

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    Risposte
    1. Ciao Saverio.
      "Ra Saèries", Angelina (1887.1964) e Rosa (1888.1963) Colli, titolari fino agli anni '40 del Novecento del Ristorante Miravalle presso la galleria sulla strada del Falzarego, erano ... le due figlie del nostro Giacomo, figlio di Francesco Saverio Colle (non Colli!) e perciò detto Giacomo "Saèrio".
      Il nome è rimasto alla villa frutto della ristrutturazione della vecchia casa di Giacomo in frazione Col, passata di mano mezzo secolo fa dopo la morte delle sorelle, entrambe nubili e senza eredi.
      Eccoti svelato l'arcano, che mi pare strano Rinaldo Zardini non conoscesse...
      Ciao.

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