7 ago 2018

100 anni dalla nascita di Marino Bianchi, guida alpina di Cortina

Marino Bianchi non è più tra noi. Era un uomo che adorava la montagna. Un uomo che per «andare in montagna» non era mai stanco. Era un uomo tranquillo, aperto, dedito alla famiglia, libero da preconcetti, desideroso di riuscire in qualunque cosa nella vita. Era legato ad un lavoro silenzioso a contatto con la natura, nato perciò per fare la guida alpina. Marino ha tratto in salvo molte persone che si erano ferite in montagna, senza prendere nessuna ricompensa, era perciò un uomo di buon cuore. Scalò tutte le vette delle Dolomiti ed il Kilimangiaro. Dopo ogni impresa descriveva con grande signorilità le sue impressioni sulle scalate. Morì la sera del 23 ottobre 1969 cadendo dalla Torre del Lago. Il giorno prima della tragedia disse: «Sono vecchio, ma la montagna mi vuole molto bene.»” 
È il testo, comprensivo di due imprecisioni, del tema che il titolare di "ramecrodes", nemmeno dodicenne, scriveva sotto la guida della professoressa d'italiano Betty Menardi per “La nostra valle", numero unico dedicato a Cortina nell'anno scolastico 1969-70 dalla classe 1a D della Scuola Media Statale, in ricordo di Marino Bianchi da poco mancato. Il giornalista in erba che esordiva con quello scritto poco meno di mezzo secolo fa, nel quarantesimo della morte ha dedicato alla guida Bianchi la biografia “Il Signore delle montagne” (120 pagine riccamente illustrate, Print House - Cortina, 2009) e desidera ricordarlo ancora una volta a cent'anni dalla nascita, avvenuta il 23 aprile 1918. 
Marino e Margherita Alverà "de chi de Pol" sposi, 
6 novembre 1958 (arch. fam. Bianchi) 

La memoria di Marino Bianchi, “Fouzìgora” nel soprannome di famiglia, dura ancora: nei congiunti e negli amici; in chi lo conobbe, lavorò e scalò con lui; nelle vie che portano il suo nome, sulle Dolomiti (la "Ada" sul Col dei Bòs è indubbiamente la più nota) come sulle cime dell'Africa; nella ferrata della Cima di Mezzo del Cristallo, oggi penalizzata dalla chiusura dell'ovovia di Forcella Staunies e del rifugio Lorenzi; nel cortometraggio di Giuseppe Taffarel (1962); nelle immagini della guida; nel libro e nella cima della Croda da Lago dedicategli. A cento anni dalla nascita, pare giusto rinnovare il ricordo di uno sportivo e amante della montagna buono e sempre disponibile, impegnato sulle crode e nel suo paese dagli anni '30 del Novecento fino al 21 ottobre 1969, quando cadde con una cliente dalla Cima del Lago in Fanes. Il ricordo di una persona che ha lasciato un segno nella Cortina del ventesimo secolo.

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