26 dic 2018

Hansi e il suo famoso trisnonno, la guida Zaccaria Pompanin

Johann “Battista” Mutschlechner, per gli amici Hansi, faceva il carpentiere; oggi, passata la cinquantina, si dedica invece con successo a tutt'altra professione, l'accompagnatore di media montagna. 
Pusterese DOC, nelle sue vene scorre però anche sangue ampezzano: la madre Clara, infatti, era bisnipote di Zaccaria Pompanin “'Sàcar de Radéšchi”, rinomata guida scomparsa quasi centenaria nel 1955, che si ricorda per una ventina di nuove vie, tra cui il Camino Pompanin sulla parete NO della Croda da Lago (28.8.1895, con Leone Sinigaglia e Angelo Zangiacomi, "Pizenìn 'Sachèo") e la parete SE del Col Rosà (26.6.1899, con Robert Corry e Antonio Dimai, "Tone Déo"). 
Hansi coltiva una lodevole passione per la storia del suo trisavolo e così, valendosi dei ricordi trasmessi dalle donne di casa (la madre, la nonna Norma e la bisnonna Lia), va raccogliendo tutto ciò che concerne la figura della guida, di cui parla sempre con sincero trasporto e ammirazione. 
Per renderle onore, recentemente Mutschlechner ha avuto un bel pensiero: è venuto a Cortina e, di propria iniziativa, ha sistemato l’urna cineraria di “’Sacar” nella cripta del cimitero, aggiungendo sulla lapide il soprannome del casato “(de) Radéšchi”, e una fotografia del trisavolo a circa trent'anni di età; per la cronaca, Pompanin fu guida autorizzata dal 1892 e risultò in esercizio fino al 1926. 
La lapide sull'urna di Zaccaria Pompanin
(foto H. Mutschlechner, 20.12.1208)
Il gesto avrà anche un valore unicamente privato, ma prova l'affezione di Hansi verso il ceppo materno e nei confronti della storia alpinistica ampezzana. Tra una escursione e l'altra, il nostro prosegue nelle sue ricerche, raccoglie immagini e testimonianze, parla con altri della figura e dell'attività dell'avo, che non ha conosciuto ma di cui si può ritenere un esperto; al proposito, è auspicabile che il grande lavoro che sta facendo possa trovare sbocco in qualcosa di duraturo, magari una pubblicazione, per perpetuare l'epopea di un pioniere delle Dolomiti. 
In una piacevole conversazione prenatalizia con Hansi, ho appreso una notizia che sapevo solo in parte e mi è rimasta impressa: nel 1912 “’Sacar”, con i colleghi Bortolo Zagonel di Primiero e Giovanni Conti di Resceto, venne ingaggiato dall'inglese Leo Amery, col quale aveva aperto anni prima una nuova via sulla Croda Marcòra, per visitare le Alpi Apuane. 
Da quelle cime marmoree, sulle quali tracciò un paio di itinerari che - almeno a Cortina - sono praticamente sconosciuti, a più di cinquant'anni la guida montanara ... vide per la prima volta il mare!

2 commenti:

  1. Hoila Ernesto, grazie tante per questo ulteriore bell´ articolo su Sacar, mi fa molto piacere! Allora, forse pure ti interessa:
    Con Leo Amery e con Tobia Menardi, come seconda guida ha aperto la via alla Sudovest alla Croda Marcóra non nel 1909 come riportato dal Berti o anche le guida di cortina d´Ampezzo ma bensi´ giá nel settembre 1989, qualche settimana dopo avere aperto con gli illustri pionieri inglesi Phillimore e Raynor, Antonio Dimai Tone Deo e M. Innerkofler la celebre via alla Sud del Antelao. Infatti Amery, dopo diverse scalate effettuate con Sacar le chiese appunto a se fosse possibile aprire una via sulla enorme parete ancora vergine del Sorapísc, versante Sud-Ovest. Sacar dapprima le rispose scuotendo la testa, che forse il Phillimore é in grado di farla..., ma poi ci ripensó e disse a Amery che allora andiamo a tentarla prima che ce la "scippano" (snatchet) altri. Fonti: libretto guida di Sacar, Memorie di Leo Stennett Amery del 1939. Cari Saluti a se reede Hansi

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    1. Carissimo,
      prendo atto della correzione: non si finisce mai di imparare (e di correggere gli errori della storia)! Se mai dovessimo riprendere in mano la guida Berti, che comunque rimane un capolavoro, ci sarebbero tante cose da sistemare!
      Grazie a te per le ricerche che fai, che rendono onore ai nostri antenati. Vedrò di scrivere qualcosa anche su Tobia Menardi, del quale purtroppo si sa molto poco!

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