30 nov 2010

Un libro per Don Claudio

Sulla parete NW del monte Póre, salito e disceso tante volte, intorno a mezzanotte del 2/12/2009 la prima valanga d’inverno travolgeva Don Claudio Sacco Sonador, strappando alla terra un Parroco, musicista, alpinista, sciatore, missionario ed amico di tanta gente.
Un anno dopo, interpretando il desiderio dei familiari, il fratello Don Sergio ha riunito in “Don Claudio Sacco. Testimonianze e ricordi” articoli, documenti, impressioni, lettere, testimonianze della vita del sacerdote, che con la sua personalità ha caratterizzato il Decanato e le Parrocchie, la Missione e gli enti nei quali svolse un ministero quasi quarantennale.
La presentazione compendia con efficacia le varie facce di quest’opera. Diviso in 12 intensi capitoli, il libro non vuol essere una semplice biografia del religioso di Dosolédo, anche se i testi raccolti seguono la cronologia della sua vita tra di noi. Non è opera di un solo autore, ma di molte e diverse penne, poiché le testimonianze che lo compongono, oltre che da scritti dello stesso sacerdote, sono state attinte da 20 mass media e da circa 70 collaboratori. Molti altri ancora, forse, avrebbero potuto integrarle, considerata la rete di conoscenze e amicizie e la diffusa stima che Don Claudio seppe attirarsi durante il suo percorso terreno.
Non è neppure un libro di ricordi, anche se questi, autentici e toccanti, delineano la figura del “Don” in maniera particolareggiata: dal ministero sacerdotale alle avventure di roccia e di neve, dall’amore per la musica e il canto liturgico all’impegno parrocchiale e diocesano ed all’apostolato missionario.
E soprattutto, cosa che si palesa dovunque, non si tratta di un libro triste, perché Don Claudio è sempre con noi, nella Pasqua senza tempo. Ha finito di cercare, ora è a casa, con gli altri, vestito di luce nell’eternità. E in ultimo, da questo volume tracima un grande affetto. Ogni pagina dimostra il bene dal quale il sacerdote è stato circondato nella sua industriosa esistenza, e quello che rimane oggi nella memoria di molti.
Con questo omaggio, i familiari hanno voluto prolungare la sua voce e il suo cuore, e la partecipazione corale di tante persone note e meno note che lo hanno conosciuto e stimato, fa capire che la sua figura non sarà dimenticata. È un libro da leggere con calma, “scegliendo fior da fiore” tra le lettere, le storie e le impressioni che scandiscono il mosaico esistenziale del sacerdote che tutti sapeva trascinare con il suo entusiasmo.
Per chiudere, mi sia concesso un aneddoto personale. Poiché Don Claudio, cappellano a Cortina negli anni Settanta del ’900, fu senza dubbio “il Cappellano” dei giovani della mia generazione, anch’io vanto alcuni nitidi ricordi. Mi piace soprattutto pensare a quel martedì 5/9/1972, quando - caricandosi di una responsabilità oggi improponibile ad un “non professionista” - nell’ambito delle escursioni estive della Gioventù Studentesca, guidò sette ragazzi, tra cui il sottoscritto, sulla via ferrata “Strobel” della Punta Fiames.
Giunti poco lontano dalla fine della ferrata, ci lasciò, raccomandandoci di proseguire da soli, ché lui voleva sbizzarrirsi in una variante, per accarezzare dolomia vergine. Pochi minuti dopo, lo vedemmo sbracciarsi e chiamarci sorridendo da una roccia sotto la vetta, alla quale era giunto per una via più breve, a noi ignota.
Quasi una metafora, ripensata oggi guardando la copertina di questo volume, dell’intenso cammino di Don Claudio, della sua scalata verso l’Eterno, della sua gioia riconquistata nel Paradiso.

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