25 mag 2011

Due passi sulla Cima Nord Est di Marcoira

Rosy e Isy in vetta,
19/7/2003
Uno dei monti ampezzani dove negli ultimi anni siamo saliti più volte, per comodità e per affezione, è senz'altro la Cima Nord Est di Marcoira (2422 m), elevazione della parte “ampezzana” del Sorapis.
Mentre verso il Passo Tre Croci, la Cima scende con alte pareti scalate per vie ormai dimenticate, sul versante soleggiato essa scivola con un ripido pendio erboso nel Ciadin del Loudo.
Il Ciadin è una suggestiva valletta, invasa in parte dalle ghiaie, dove al tempo di Grohmann gli ampezzani portavano le pecore; oggi, tornata al silenzio, può considerarsi un autentico gioiello ambientale. Da questo versante, si arriva in vetta seguendo una traccia, all'inizio appena visibile ma ben presto assente, che parte da Forcella Marcoira.
La prima volta giunsi lassù per caso, il giorno della Sagra di una ventina di anni fa. Ero solo: arrivato all'imbocco del Ciadin, mi venne un'idea, anche se delle Cime di Marcoira sapevo solo le due parole riportate nel “Berti”. Mi stupii di trovare in vetta un ometto e una croce, e cercai altre tracce, ma nulla.
Tempo dopo un conoscente, col quale avevo fatto un paio di arrampicate, mi raccontò di aver salito più volte la Cima per una via di Ettore Castiglioni. Perdiana, era proprio quella che nel 1980 mio fratello e io avevamo cercato di scalare, senza trovare neppure l’attacco, e quasi annegando nei mughi dello zoccolo!
Tornai sulla Marcoira alcune altre volte, e il 10/10/1999 – giorno in cui gli Alpini salirono numerose vette dolomitiche, lanciando in aria razzi tricolori per ricordare la fine del millennio – noi eravamo lassù.
Lasciai un primo contenitore con un minuscolo quaderno per le firme: da allora, forse anche grazie alla mia piccola "campagna stampa", la Cima ha guadagnato ogni anno qualche visitatore.
L’ultima volta che ho calcato la Nord Est, nel luglio 2005, constatai che in circa un mese erano saliti in vetta “ben” 15 appassionati: penso che si tratti di alpinisti che, come noi, deviano spesso dagli itinerari obbligati per rifugiarsi su crode in apparenza minori, dove però non s'incrociano folle vocianti e non si trovano né ferro, né vernice, né rifiuti.

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