20 mag 2011

Il "Gigio" e il Becco di Mezzodì

Il Becco di Mezzodì, dal sentiero 457
(foto C. Bortot, 5/9/2004)
Piccola, necessaria premessa. Nel 1972 iniziai la IV Ginnasio a Borca. Nei primi due anni scolastici fummo accolti nell’edificio dove poi alloggiò l'ITC; nei due seguenti ci spostarono al "Pio X", e infine nel 1976 migrammo a San Vito, prendendo possesso dell'attuale sede del Liceo.
Dalla 1^ liceo in poi fu mio professore di lettere Don Luigi Frasson di Cittadella, che noi chiamavamo Gigio e qualcun altro Don Pippo: un religioso che a Cortina e in Cadore ricordiamo in molti con riconoscenza.
Nel 2001 compilai per il CAI Cortina una pubblicazione, con cui solennizzammo i i 100 anni del Rifugio ”Croda da Lago – G. Palmieri” al Lago di Federa.
Compulsando le fonti per ricreare l'interessante storia dell’immobile e quella romantica delle vette circostanti, mi sovvenne che, nove anni prima, Don Luigi era caduto dal Becco di Mezzodì, mentre saliva con due anziani confratelli, morendo pochi giorni dopo. Così dedicai un paragrafo del libro anche a lui.
E' passato quasi un ventennio, e ricordo spesso il mio docente, che ha instradato nella formazione culturale ed umana almeno due generazioni di studenti cadorini e ampezzani, e se fosse tra noi oggi si avvierebbe ai novant'anni.
Dei suoi insegnamenti di quel triennio, mi  sono rimasti due fondamenti importanti: l’interesse per i libri e soprattutto la passione per lo scrivere, argomenti che al Gigio piacevano e ci comunicava con partecipazione, magari non sempre condivisa ma efficace.
Oltre a ciò, Don Luigi amava la Montagna, tanto che il suo nome trova spazio anche nella storia alpinistica delle Dolomiti con una via aperta sulla Punta Ellie (Cadini di Misurina) nell'estate 1968 col collega Giovanni Orsoni e due amici.
Parlavamo spesso di crode, e diverse volte mi aveva invitato a legarmi alla sua corda per una salita, cosa che, per vari motivi, non avvenne mai.
Ricordo che qualche anno dopo la maturità, una mattina d’ottobre, lo incontrai in piazza a Cortina, vestito da roccia, e mi disse che stava partendo per il Becco di Mezzodì, “la montagna che brilla, quando il sole la sfiora”.
Su quella cima, dalla quale si abbraccia tutta la conca d’Ampezzo, Don Luigi era salito spesso e tornava sempre quando gli era possibile.
Nel secondo camino, largo e un po’ strapiombante, che una volta infastidì anche chi scrive, la sorte volle che cadesse a 69 anni, in una calda giornata di luglio.
Mani ignote intesero ricordarlo sottovoce con una targa di pietra scura, incastonata in un grande blocco lungo la traccia che da Forcella Ambrizzola s’inerpica ai piedi delle rocce.
Chi non sa vi transita accanto senza darvi importanza: chi scrive sa che lassù c’è una lapide, e vi ha fatto un paio di visite, per dedicare a Don Luigi un pensiero di riconoscenza.

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