28 giu 2011

"Doro Péar", pioniere dell’alpinismo sulle Dolomiti di Cortina

La cresta S della Punta Nera,
salendo all'"Albergo dei Peniés" (15/4/07)
Fra i personaggi che animarono il primo '900 alpinistico a Cortina, su uno vorrei indagare: Isidoro "Doro" Siorpaes, soprannominato Péar (pepe) probabilmente dal casato della madre, vissuto fra il 1883 e il 1958.
Definito "guida alpina"  da alcune fonti (“Il libro d’oro delle Dolomiti” di S. Casara, Milano 1980), fu citato dall'Accademico del CAI Federico Terschak come "amico e buon compagno di corda”.
1919: il 10 agosto, la coppia aprì la prima via alpinistica nuova in Ampezzo italiana: la cresta S della Punta Nera, che scende in Valle del Boite per oltre 1000 m di dislivello.
La "lunga e faticosa" ascensione richiese 7 ore d’impegno, su difficoltà tutto sommato medie ma in ambiente impervio, sicuramente più adatto a camosci che a umani: sarebbe interessante scoprire se sia mai stata ripetuta, e da chi. 
Dopo l’unica via nuova nota alle cronache, "Doro Péar" continuò egregiamente l'attività. Di lui si ricordano almeno due ripetizioni: una delle prime postbelliche della Via Eötvös-Dimai sulla parete S della Tofana di Rozes (con Angelo Dibona, Federico Terschak e Giulio Apollonio, 9/9/1920), e  la seconda salita e prima italiana senza guide della Via Dibona-de Zanna-Girardi-Paolazzi sul Campanile Rosà (cordate Federico Terschak-Isidoro Siorpaes e Gianangelo Sperti, alpinista bellunese di madre ampezzana-Agostino Cancider, 29/10/1920).
Considerato il periodo, si trattò di salite di un certo rilievo per il nostro “senza guida”, che in entrambe si alternò al comando con Terschak, e sicuramente furono precedute e seguite da altre imprese, di cui purtroppo però non ho notizia.
Pur con questi pochi dati, ho tratto una mia piccola conclusione: anche Isidoro Siorpaes ha un suo bel cantuccio nella storia alpinistica ampezzana, di cui continuo a cercare di riportare alla luce qualche frammento poco noto.
Osservando la cresta S della Punta Nera, che scende fin quasi al "vecchio confine" tra gendarmi, cenge, canaloni ghiaiosi e mughi assolati, mi sorge una domanda: qualcuno oggi la salirebbe ancora, con lo spirito e l’attrezzatura di quei tempi?
Per questo, mi piace vedere nella figura del "Péar", guida o dilettante che fosse, un pioniere appassionato dell’alpinismo sui monti di Cortina.

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