16 nov 2011

Il cordino blu di Forcella Bassa

Data la chiarezza dell’oronimo, di Forcella Bassa sulle Alpi ce ne sarà di sicuro più di una.
Una in particolare mi colpisce, per due ragioni: una certa “inutilità” geografica, posto che su ambedue i versanti sprofonda con scoscendimenti ben poco ammalianti e non consente di compiere alcuna traversata, e poi l’isolamento ambientale e alpinistico.
A sin. il Pezovico, a ds. la Quota 2014:
in mezzo Forcella Bassa (foto IDF, 14/10/2011)
La Forcella Bassa si trova nel gruppo del Pomagagnon, si vede bene da Fiames e segna lo spartiacque fra il versante che le Pezories rivolgono alla Val Granda e quello rivolto alla Valle del Boite. Sicuramente nota e presidiata nella Grande Guerra, poiché in zona si scoprono ancora resti di apprestamenti difensivi italiani, non credo che oggi rivesta interesse per l'alpinismo.
Io ci passai per la prima volta un caldo giorno di fine primavera, scendendo dal Pezovico appena raggiunto con Antonio e Roberto per la "via normale", dall'ex ponte ferroviario sul Felizon.
Giunti in forcella, prima di risalire sull'antistante Quota 2014, ci saltò subito all'occhio un lungo cordino blu annodato su alcuni massi, che pareva nuovo fiammante.
Ripassando mentalmente le scarne notizie alpinistiche circolanti sulle Pezories, almanaccai che potesse averlo lasciato lì la cordata trevigiana di Alfredo Pozza e Maria Petillo.
Nel febbraio '92 i due, infatti, avevano aperto una via sulla parete N del Pezovico, già "assaggiata" da Severino Casara e poi dagli Scoiattoli, e l'avevano dedicata all'ampezzana Luciana Alberti Zardini.
Pezovico, dalla Rocca di Podestagno,
25/10/2009
Ricordai anche di aver letto sulla stampa che, essendo il bollettino meteorologico di quei giorni piuttosto sfavorevole, il mancato rientro in serata dei trevigiani aveva suscitato l'intervento del Soccorso Alpino, per fortuna rivelatosi poi superfluo.
Pozza e Petillo, ottimi scalatori, forse non conoscevano la via del ritorno, abbastanza semplice. Così, dopo aver bivaccato quasi al termine della via, la mattina del 24 febbraio iniziarono a calarsi nel ripido e gelido canalone N, che scende in Val Granda con un aspetto non proprio ridente.
Per iniziare le doppie, lasciarono in forcella un lungo cordino blu. Per quindici mesi, di là non passò certamente più nessuno; domenica 30 maggio '93, però, appena lo vedemmo, quel bel cordino scomparve senza indugio nello zaino di uno di noi ...

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