14 nov 2011

La Wundt, una delle torri che che mi sono più care

Una famosa via alpinistica di Piero Mazzorana (1910-80), valente guida dolomitica, è senza dubbio quella tracciata lungo la fessura SE della Torre Wundt, nel gruppo dei Cadini di Misurina.
Si tratta di uno degli oltre 40 itinerari aperti dalla guida nel gruppo, dove quasi ogni cima ha una "via Mazzorana", e alcune sono divenute classiche.
Detta in passato Popena Piciol, la Torre fu salita nel 1893 da Theodor von Wundt con le guide ampezzane Giovanni Barbaria e Giovanni Siorpaes. Sulle sue pareti lasciarono traccia celebri scalatori come Angelo Dibona, ma la fessura, visibile dal vicino Rifugio F.lli Fonda Savio, fu affrontata solo il 7/9/1938 da Mazzorana con Sandro Del Torso.
Il pregio, e volendo anche il difetto principale della via (“elegante, aerea, varia e su roccia molto compatta” secondo Goedeke, che alle crode d’Auronzo, Comelico e Sesto ha dedicato una bella guida in tedesco) è che l'inizio si raggiunge in pochi minuti dal Rifugio: non è scontato trovare sempre altre cordate lungo la parete, ma il pericolo dei sassi smossi è quantomai reale.
Alla base della Torre si sale da Pian dei Spiriti in un’ora abbondante; la via poi si sviluppa in sette lunghezze, per circa 200 m. Le difficoltà di 3° e 4° la rendono indicata anche per scalatori di medio rango; è ben protetta e la discesa è veloce e non complessa.
Tutti questi fattori, ineccepibili per una arrampicata su roccia, anche se nelle belle giornate rischiano di convogliarvi decine d’alpinisti, m'invogliarono a salire spesso la Mazzorana, anche più volte in una stagione.
Cercando un percorso nuovo e comodo dove condurre un amico, conobbi per la prima volta la Wundt giusto trent'anni fa, il 12/8/1981.
Sul secondo tiro della Fessura Mazzorana,
27 agosto 1984
Nei successivi quindici anni ho salito la Mazzorana altre 18 volte con amici diversi; evidentemente mi piaceva!
La ricordo come un appuntamento quasi fisso: spesso riuscimmo a salirla anche in un pomeriggio e in essa trovavamo il “mix” ideale per le nostre capacità: il diedro d'inizio verticale e appigliato, la stretta fessura del secondo tiro (dove una volta volli passare con lo zaino vedendo i sorci verdi), la grotta nera che guarda il Rifugio, la traversata esposta, la rampa detritica dove si tirava il fiato e le rocce terminali, sulle quali sentivamo di avere già la cima in pugno.
La firma sul libro di vetta, poi, era un rito atteso e gioioso! Negli anni '80, sulla via c'erano due chiodi, e noi non ne aggiungemmo altri. Nel luglio 1986, vista la crescente popolarità del percorso, Florian del Rifugio Fonda Savio andò a mettere alcuni fittoni, migliorando senz’altro la sicurezza della via, ma privandola di quel pizzico di avventura, che aveva conservato per quasi mezzo secolo.
Ai piedi della Torre,
fine anni '90
In questi anni, passando ai piedi della Torre, mi è capitato ogni volta di notare cordate all’opera. Le ho seguite con un po' “competenza” e di emozione, pensando alle mie salite. Credo che – se riuscirò a superare la fessura della seconda lunghezza senza incastrarmi – forse avrò ancora l’opportunità di lasciare il mio nome sulla Torre Wundt, sicuramente una delle torri che mi sono più care.

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