11 gen 2012

Il Nuvolau: un rifugio, una scultura, vari personaggi

Il 14/9/2008 la Sezione CAI Cortina, che ne è proprietaria, ricordò con una celebrazione, che comprendeva l'edizione di una cartolina ricordo e un annullo postale, il "Jubilaeum" del Nuvolau, primo rifugio d’Ampezzo, se si eccettuino l'Ospizio Falzarego presso il Passo omonimo, voluto dal Comune nel 1868, e un rifugetto in legno sul Passo Tre Croci, costruito da un Manaigo e ceduto a fine '800 a Giuseppe Menardi de Marta, proprietario dell'Hotel sul valico (notizia fornita dall'amico M. F. Belli).
Il genetliaco sarebbe stato più familiare agli ambienti alpinistici germanofoni: non si ricordavano, infatti, né i 50 né i 100, ma i 125 anni del Rifugio Nuvolau, che aprì ufficialmente i battenti l’11/8/1883.
Eccone una breve storia. All’inizio degli anni Ottanta del XIX secolo, il colonnello Richard von Meerheimb di Dresda, dopo aver risolto una malattia alle gambe trasferendosi in Ampezzo, desiderò suggellare la sua riconoscenza alla valle che l’aveva ospitato, e la cui aria benefica aveva respirato per lunghi mesi.
Il Barone elargì quindi alla locale Sezione del Club Alpino Tedesco e Austriaco, sorta da circa un anno e già impegnata con entusiasmo a valorizzare il territorio, una discreta somma, da impiegare obbligatoriamente per costruire un ricovero alpino.
Sachsendankhutte, 11/8/1883
(arch. Print House - Cortina)
Sotto la presidenza del pittore Giuseppe Ghedina Tomasc, che dipinse una bella carta dei sentieri della valle, sorse così il primo rifugio di Cortina, appollaiato in cima a un monte famoso da tempo per il grande panorama che offre: il Nuvolau.
Già Paul Grohmann, infatti, aveva decantato il Nuvolau nel libro “Wanderungen in den Dolomiten” (1877): “… Un mare di montagne è davanti a noi, e sarebbe inutile volerle elencare o descrivere. Soltanto la macchina fotografica potrebbe fissare le nostre impressioni. Alla nostra destra e sinistra abbiamo, ben nitide, le due cime del Nuvolau (Averau e Gusela, N.d.A.). Imponente e grandiosa, davanti, la vedretta della Marmolada, tutta intera, ed i selvaggi contrafforti di Serauta e del Vernel. Più a destra, il gruppo del Catinaccio, il Sella col Boè, la Gardenaccia e la Croda Rossa. Altre montagne si levano davanti a questa cerchia possente, la catena del Monte Cappello (Sas Ciapel) fra Fedaia e Livinallongo, il verde Passo del Pordoi, il Sasso di Stria, i Settsass, il Col di Lana ecc. … A sinistra, oltre la Marmolada, il gruppo delle Pale di San Martino con un piccolo ghiacciaio, poi il Pelmo, e via via l’Antelao, il Sorapiss, la Punta (Cima) Bel Pra, i Cadini, il Cristallo, le tre Tofane. In fondo, lontano, il Duranno e cime nevose a intervalli. E questi ora citati non sono che i giganti che ci circondano …
Memore del gesto del colonnello, la Sezione Ampezzo battezzò la costruzione “Sachsendankhütte”, “rifugio del ringraziamento al Sassone”. L'apertura però fu rovinata dalla morte di Giuseppe Ghedina Tomasc, guida omonima del presidente del Club Alpino e primo salitore della Torre Grande d’Averau. La guida precipitò, per ragioni rimaste oscure, dalla terrazza antistante il Rifugio, che cade a piombo sui detriti del Masarè de l’Avoi.
Guide ampezzane in salita al Nuvolau
con una cliente, 1891
Trovandosi proprio sul fronte, durante la Grande Guerra il rifugio fu pesantemente danneggiato. Il CAI Cortina, confermato proprietario al termine del conflitto, lo riustrutturò con ingenti spese, e nel 1930 poté offrire agli alpinisti un ricovero più grande e accogliente.
Pur assediato da altri rifugi, impianti di risalita e piste, oggi il Nuvolau resta uno degli edifici di montagna più amati delle Dolomiti. Vi si sale solo a piedi, la quarantennale gestione della famiglia Siorpaes è preparata e cortese, e anche se non serve per famose scalate, il grandioso colpo d’occhio che si schiude dal Rifugio, soprattutto alla levata del sole, rende sempre emozionante salire lassù.
Fra i massi della cima campeggia una singolare scultura bronzea, con l’iscrizione “Per la 800^ salita al Nuvolau – “Non fatica ma gioia” 1975”, che ha una storia curiosa.
Opera di Natalino Sammartin di Montecchio Maggiore, la statua fu fatta collocare nel 1975 da Riccardo Dalla Favera di Alano di Piave, per celebrare la sua visita numero 800 alla montagna, festeggiata coi gestori e gli amici agordini.
Il donatore aveva salito il Nuvolau per la prima volta negli anni ’30, durante il servizio militare con i bersaglieri. Al Rifugio, appena riaperto dopo la Grande Guerra, Dalla Favera era arrivato in bicicletta da Cortina attraverso il Passo Giau, e scendendo poi a Caprile.
L'uomo ebbe una vita avventurosa. Laureato in agraria e veterinaria, appassionato ciclista, corse anche con Bartali. Prigioniero per sei anni in India, al rilascio, quasi cadavere, fu ospitato per lungo tempo dal medico condotto di Colle S. Lucia. Affezionatosi al paese, dal 1946 vi trascorse le ferie annuali, eleggendo il Nuvolau a sua cima preferita.
Dopo la posa della scultura, Dalla Favera non abbandonò il monte, salendovi ancora per molti anni, fino a toccare l'ineguagliato record di 1129 ascensioni. A Colle fu ospite dell’Albergo Posta fino al 1976, quando si costruì in paese una dimora originale, abbellita con le statue dell’amico Sammartin.
Nel 2000 si stabilì definitivamente lassù, poiché desiderava terminare l’esistenza fra i monti, e vi morì novantenne due anni dopo. Oggi riposa nel cimitero sul colle, e solo la chiesa gli toglie la vista del suo amato monte.
Chi conobbe, lo ricorda come un tipo atletico fino a tarda età; saliva sempre al rifugio in calzoncini, amava la grappa zuccherata e pranzava sempre allo stesso tavolo. Spesso i clienti lo riconoscevano, per averlo visto pedalare sui passi dolomitici. I suoi passaggi sono ricordati nei vari libri del Nuvolau, e ancora molti lo ricordano con simpatia e ammirazione.

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