03 gen 2012

Vent'anni fa: la Punta Fiames e una bottiglia di Prosecco (... maledetti ricordi ...)

Non sembra, ma mancava solo
una settimana a Natale ! (foto del 2003)

Alessandro, coetaneo e amico da lunga data, aveva concepito un progetto curioso: solennizzare il suo compleanno, nel caso di specie il numero 34, su una montagna.
Fin qui poco di straordinario, se non fosse che l’amico è nato il 5 gennaio: festeggiare il suo anniversario in roccia significava scontrarsi con giornate brevi, freddo, neve e ghiaccio.
Allora avevamo la scorza dura, e per questo  decidemmo con entusiasmo di cimentarci ancora con la parete S della Punta Fiames, salita che avevamo già fatto insieme anni prima (ma in agosto).
Grazie a Dio, quell’inverno fu piuttosto avaro di neve: le statistiche riportano 0 cm in dicembre, 0 in gennaio, 0 in febbraio! Per questo la parete era quasi asciutta e la salita non ci diede proprio alcun problema.
All'ora di pranzo eravamo in cima: nel mio zaino non c’erano regali, ma - all’insaputa dell’amico e con molta cautela - ero riuscito a portare lassù una bottiglia di Prosecco, che scolammo interamente, saltellando per il freddo davanti ad alcuni gracchi, che sicuramente non si capacitavano di quella inconsueta visita.
Punta Fiames, versante O
14/10/2011 (foto I.D.F.)
Gli effetti della bevuta si manifestarono in un lampo: presi dall'euforia decidemmo di non tornare alla base per il canalone detritico del Graon del Pomagagnon, ma per la ferrata Strobel, che si sviluppa sul versante O della Punta e ritenevamo meno problematica.
La discesa non fu comunque una passeggiata di salute: tralascio per pietà alcuni particolari della strampalata idea, che mi fece riflettere più volte su quello che stavamo facendo alla nostra "veneranda" età.
Avevamo iniziato a scenddere solo alle 15.00, e la sera avanzava: se d'estate la ferrata è abbastanza mansueta, in gennaio le grandi cenge erano coperte di neve, le funi d'acciaio erano gelate, le scarpette tenevano quel che tenevano e il sentiero d'attacco si era trasformato in uno scivolo duro come il cemento e penoso da scendere al tramonto, nonostante non fossimo sprovveduti né mal equipaggiati.
Arrivammo comunque a Fiames senza un graffio, servendoci della corda usata per la salita ma anche del piccozzino e della pila frontale, che il saggio Alessandro aveva estratto come per magia dal suo colossale zaino.
Una chiamata a casa per rassicurare chi attendeva e poi, come dessert, 3 chilometri a piedi al buio per ritrovare l’automobile al parcheggio del “Putti”. Stanchi, bagnati, intirizziti, ma sazi della nostra piccola, grande giornata.
Sceso dal suo mezzo sotto casa, proposi seduta stante all’amico di festeggiare anche il mio 34° su qualche parete: io sono nato il 24 ottobre, e – salvo il caso d’autunni proprio bizzarri – in quel periodo di solito la neve deve ancora arrivare.

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