02 mar 2012

2/3/1952: termina dopo 26 stagioni il libro di vetta della Punta Fiames


Presso la Sezione di Cortina del Cai, insieme ad altri documenti si trova un quaderno di 22 per 15 cm, rilegato con una grossa copertina verde per preservarlo dall’usura del tempo.
La terza pagina, vergata con la grafia ordinata che torna anche in altri libri del tempo, reca l’intestazione “Club Alpino Italiano Cortina – Punta Fiames”: su ogni pagina compare una griglia con tre colonne, “Data”, “Cognome e nome”, “Provenienza”.
Si tratta di un documento curioso: è forse il più antico libro di vetta della Punta Fiames, il pilastro roccioso del gruppo del Pomagagnon che sovrasta e prende il nome dall'omonima località a N di Cortina, noto per le scalate sul versante S e per la ferrata dedicata alla guida Albino Michielli Strobel, che ne risale il fianco O.
Più che della Punta in sé, il libro di vetta documenta 26, quasi 27 stagioni (1926-1952) della nota via sulla parete S, tracciata nel 1901 dall'inglese J.L. Heath con le guide ampezzane Antonio Dimai e Agostino Verzi  ed oggi andata un po' in disuso.
Punta Fiames da Fiames, ottobre 2011
Bisogna premettere che sulla Fiames possono salire senza grandi difficoltà anche i semplici camminatori, per il sentiero che da Forcella Pomagagnon taglia in obliquo il detritico lato N della dorsale e porta in cima.
Visto quindi l'accesso non difficile, sicuramente la Punta fu già "scalata" in antico dai pastori che alpeggiavano gli ovini sui sottostanti Prati del Pomagagnon, dai cacciatori che battevano i recessi settentrionali della catena e dai topografi che misurarono le cime incuranti della toponomastica, qui rimasta incerta fino ai primi del ‘900.
Ma giungiamo al "piccolo" motivo di questa nota: dopo avere registrato per un quarto di secolo centinaia di nomi, uomini e donne illustri e meno illustri che si godettero l'ascensione della parete in ogni stagione, il libro di vetta terminava esattamente 60 anni orsono, il 2 marzo 1952, con le firme di Lino Lacedelli, Albino Michielli e Alfredo Zardini, scomparsi da tempo.
Dopo aver studiato la cronologia della via Dimai ed avendola salita molte volte, spero che in futuro essa veda ancora tante cordate all’opera, con lo stesso piacere che la scalata ha infuso in chi l’ha effettuata in più di cento anni!

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