28 mag 2012

Due vie "pseudo-nuove" sui nostri monti

Per due volte nella vita ho creduto di aver aperto una via nuova in montagna.
Nell'ormai lontana estate '74, quando salimmo il ripido, selvaggio  canalone-colatoio che divide il Taburlo dal Taé sul lato di Antruiles, che penso oggi non sia neppure considerato dalle persone con un po' di senno, escluso il gentile lettore che ha commentato questo post; la seconda volta alla fine di luglio '85, quando, in seguito ad un abbaglio, anziché salire la Via Sinigaglia o la Pott sulla parete N della Croda da Lago, uscimmo in vetta - divisi in due cordate - per un percorso che ci pareva originale, ma era già stato disceso nel 1895 dalla guida Pietro Dimai Deo con due clienti tedeschi.
La prima volta, imbevuti del classico entusiasmo adolescenziale, eravamo intenzionati a spedire alla stampa specialistica la relazione della salita e discesa del canalone, dove trovammo difficoltà forse al massimo di II, ma un terreno tremendamente friabile, franoso, opprimente.
Nel 1985, invece, (ne parlavo domenica scorsa con Claudio B., uno dei componenti la lunga fila che salì per quella parete) ci limitammo a segnare l’andamento delle vie su una cartolina, denominando la nostra “Via Belzebù”, a causa della pioggia infernale di sassi che presi tutta e mi segnò indelebilmente un polso, il giorno prima di partire per dare il mio contributo alla Patria.
Credo comunque che il canalone del Taburlo, percorso soltanto perché avevamo capito male le indicazioni di Dino, salito da quelle parti qualche giorno prima, fosse stato già calcato da cacciatori o magari, considerata la zona, da soldati italiani durante la 1^ Guerra Mondiale.
Così le nostre aspirazioni ad entrare nella guida “Berti” furono stroncate per due volte sul nascere.
La cosa ovviamente non c’è mai stata di alcun peso, ma sotto sotto avremmo gradito leggere, in un’ipotetica riedizione della guida, “ Taburlo, Via Menardi-Majoni per canalone S” oppure “Croda da Lago, parete N, via Alverà e compagni con variante finale Majoni”.

Croda da Lago, versante N, in una cartolina del 1910
(arch. E. Majoni)
Ricordo in particolare questa ultima, che presentò un paio di passaggi piuttosto duri considerando l'esposizione e la roccia non celestiale della parete, risolti da Federico e da me con eleganza e soddisfazione, per cui la nostra ambizione sarebbe stata doppiamente giustificata!

3 commenti:

  1. Il canalone del Taburlo… Qualche anno fa l’ho percorso con l’amico Paolo e anche per noi è stata un’avventura (sempre che il canalone di cui parliamo sia lo stesso)!

    Dopo essere saliti dalle Ruoibes de Fora sul Taé e da qui sul Taburlo, volevamo tornare ad Antruiles in modo originale (e rapido). Riferendoci al libro “101% Vera Montagna – Croda Rossa”, che descrive il canale come possibile via di salita al Taburlo senza troppe difficoltà, abbiamo pensato di percorrerlo in discesa.
    La consistenza estremamente mobile e franosa della ghiaia sul fondo, abbinata ad una discreta pendenza, alla vista fa un po’ paura, ma in fin dei conti è gestibile da chi è abituato a camminare nel selvaggio. La friabilità delle pareti potrebbe aggiungere un ulteriore senso di timore, ma anche questo tutto sommato è normale per le Dolomiti. Quello che a noi ha reso la gita più avventurosa sono due saltini di roccia che si incontrano nella parte bassa canale, dopo aver perso già parecchia quota. Soprattutto, non ce li aspettavamo: il libro li cita come facili, ma forse perché in discesa le difficoltà sembrano maggiori che in salita, forse perché chi ha scritto il libro è più disinvolto di noi, a noi hanno richiesto un po’ di attenzione. Non sono niente di incredibile: si tratta di due saltini con difficoltà di I+ o al massimo di II,se ben ricordo alti circa 3 metri il primo e 5 o 6 metri il secondo, ed entrambi con appigli. Ma sono sufficientemente alti per causare come minimo una bella botta in caso di caduta e la ghiaia sugli appigli non aiuta.
    Dopo averli superati, la tensione presto ha lasciato spazio alla felicità di aver concluso un giro molto selvaggio e originale, che prima o poi vorremo ripetere (con la giusta "forma mentis", bel tempo e solo con persone dal piede fermo). Non avendo una corda al seguito, al momento non avevamo verificato se nel canale ci fosse qualche masso o qualche placca di roccia su cui provare a fare sicurezza.
    Tuttavia in quella situazione ho deciso che un pezzo di corda e qualche fascetta avrebbero avuto un posto d’onore nel mio zaino tutte le volte che avessi tentato percorsi selvaggi e poco conosciuti, e così è stato. Nella maggior parte dei casi si sono rivelati solo una zavorra, ma qualche volta hanno egregiamente svolto il loro compito: non ultimi su un passaggio esposto durante un tentativo con Paolo a Cima Le Bance (poi interrotto per motivi di tempo) e, la scorsa estate, sulle ripide e friabili balze sommitali che con grande soddisfazione hanno condotto me e l’altro Paolo sulla Punta Elfie.

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    1. Complimenti per Punta Elfie, che a me manca, e insisti pure con Cima le Bance, che è vera montagna selvaggia! Quanto al canale del Taburlo, chi lo relaziona come possibile alternativa per salire il Taburlo è conosciuto per sottovalutare e sottogradare molti itinerari, per cui ... Strano che non lo abbia segnato con bollini rossi!

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    2. Ciao Ernesto, seguo da anni il tuo blog. Che onore avere una tua risposta a un mio commento!

      Da un po’ di anni ho iniziato una campagna di esplorazione dei luoghi selvaggi di Cortina. Purtroppo procede abbastanza lentamente perché 1)abito lontano e in estate riesco a trascorrere a Cortina pochi giorni, 2)nei giorni in cui sono a Cortina ci deve essere bel tempo, 3)preferisco andare nei luoghi selvaggi non da solo, quindi ulteriore condizione è che ci sia qualche amico in zona pronto a camminare. Ho in mente un elenco di più di 50 luoghi in cui vorrei andare e ogni anno ne visito non più di 3 o 4, quindi è un progetto che andrà avanti a lungo!!

      Tra questi luoghi ce ne sono alcuni molto facilmente raggiungibili in cui solo per coincidenza non sono ancora riuscito ad andare (per citarne alcuni ferrata Bovero, Rocchette, Sentiero della Pace alla Furcia Rossa, Galleria del Cannone), altri che so essere percorribili da racconti o relazioni trovate sulla stampa e su internet, ma con maggiore contenuto di avventura (ad esempio varie tracce di guerra che dalla Tofana di Mezzo o dal Formenton scendono alla Cengia Paolina e da qui in Val Travenanzes, o ancora la Costabella, la traversata integrale del Passo del Cristallo, un po’ di passaggi sulle Crode Camin, la cengia che collega sotto roccia Forcella del Pin a Forcella Colfiedo) e altri ancora che sono vere e proprie esplorazioni dell’ignoto che non so neanche se hanno senso e sono percorribili, ma che vorrei comunque sperimentare (ad esempio traversata delle Pale Erte, esplorazione di qualche cengia e canalone sul versante sud del Col Bechei, discesa diretta da Ra Vales de Sote in Val Travenanzes).

      Il tuo blog sicuramente mi ha dato molte idee, ancora tutte da realizzare. Apprezzo anche il fatto che dai tutto sommato poche informazioni sull’itinerario, così resta il divertimento di doversi scoprire il percorso. Alcuni percorsi da te descritti di cui credo di aver trovato la chiave e che vorrò provare presto sono la salita al Valon Bianco per la parete est e il percorso sulla parete est del Lavinores, mentre altri mi restano ancora ignoti, ad esempio la salita al Col Rosà dalla parete ovest (o nord?). Aspetto sempre con curiosità che pubblichi quei post come “Chi ha detto che d'estate a Cortina c'è gente dovunque? Andiamo a vedere su queste cenge...”

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