25 mag 2012

Un pittore e una montagna: Luigi de Zanna e il Taè


Il centro della mostra dedicatagli tre estati fa dal Comune e dalle Regole d'Ampezzo, era occupato da uno dei quadri più intriganti del pittore Luigi de Zanna (1858-1918).
Buona parte dei lavori di de Zanna ha per soggetto la montagna, e un quadro che prediligo in modo particolare è quello dipinto il 3 novembre 1909dai prati di Nighelonte, presso Fiames, poi rifatto in varie versioni e formati.
Al centro del dipinto, avvolta da una luce che ne evidenzia la fisionomia in modo straordinario, emerge una cima che rimane fra le mie preferite anche oggi, che non vi salgo da qualche stagione: il Taé (2511 m).
E' una delle sei cime del sottogruppo di Bechei, appendice della Croda Rossa, ed è una montagna "bifronte". Da N, infatti, appare come una calotta rocciosa e detritica, e si avvicina risalendo le Ruoibes de Inze e in alto traversando una scomoda distesa di blocchi fino in cresta. A S, invece, una parete stratificata e multicolore domina la Val di Fanes con grandi strapiombi incisi da sottili cenge, evidenti soprattutto d'inverno.
L’analogia della cima con un tagliere rigato dal coltello pare ovvia, e il nome ampezzano si rifà proprio a quell’utensile. De Zanna non era uno scalatore, ma ho l'impressione che conoscesse i monti che ritraeva.
Il Taé, comunque, era noto molto prima che gli fosse dedicato quel magico dipinto. La sottostante Monte d’Antruiles, infatti, fin da tempi antichi ospita un pascolo ovino, e sicuramente i pastori rincorsero spesso le greggi sulle balze sovrastanti, spingendosi su nella splendida conca del "Ciadin del Taé" e, visto che c’erano, magari in cima. Nella zona bazzicarono sempre anche i cacciatori, giacché, appartata e silenziosa com’è, offre ottimo rifugio agli animali selvatici.
Nell'estate 1906, tre tedeschi furono i primi a far conoscere il Taè, salito da Progoito per il canale che lo separa dal più basso Taburlo. Nel 1953 i giovani Albino Michielli Strobel e Beniamino Franceschi Mescolin ritennero che fosse giunto il momento e salirono in due giorni la verticale parete S, dove in seguito sono stati scovati altri percorsi sempre più duri.
Il Taé, protagonista di un emozionante quadro di Luigi de Zanna, sembra quasi scontare lo stesso destino del pittore: poco noto e apprezzato per lungo tempo, infatti, rimane ancora appannaggio di pochi appassionati, anche se per “conquistarlo” non occorrono certamente acrobazie, ma basta una lunga camminata in un angolo dolomitico integro e sempre gratificante.

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