27 ott 2012

Nel silenzio dei Brentoni


Cresta di Val d’Inferno: un gruppo di guglie aguzze e spuntoni minori dal nome un po’ truce, che separa la Carnia dal Cadore e appartiene alla giogaia dei Brentoni-Castellati. 
Cime non sempre comode e spesso friabili, con accessi talvolta lunghi e faticosi, angoli solitari dove resta sempre qualcosa da scoprire: questo offre la cresta, un luogo genuino e romantico. Dai pinnacoli della cresta che guardano l'altopiano di Razzo, emerge il secondo Torrione (2311 m), dalle linee eleganti se non ardite, alto sui pascoli di  Camporosso e sui boschi che scendono in Val Frison. 
I Brentoni, dalla strada di Casera Doana
27 giugno 2010
Lungo lo spigolo S sale una via, ritenuta una delle più interessanti del gruppo, che anni addietro percorsi due volte. 
L'avevano tracciata nel 1938 due grandi alpinisti dolomitici,  Castiglioni e Detassis, durante la minuziosa esplorazione delle Alpi Carniche per la stesura dell’omonima guida, uscita nel 1954. 
La via, anche se non particolarmente succulenta (sono 220 m di media difficoltà, su roccia non sempre eccellente), presenta alcuni pregi che la rendono apprezzabile da chi predilige un certo alpinismo, oggi in via d’estinzione. 
Per me fu già bello salire in un fresco mattino di fine ottobre verso lo spigolo, verso Forcella Losco e Camporosso e poi seguendo il sentiero di Forcella Valgrande, che presto si lascia per un pendio di erba e ghiaia dominato dal Torrione. 
Per noi, abituati alle famose crode di casa, il panorama era insolito: Carniche, Giulie e Dolomiti si proponevano agli occhi in un avvicendarsi di piani diversi, che avrebbe colpito anche l’osservatore più distratto. 
Nessun rumore turbava quegli spazi aperti, quell'ambiente dorato; forse più in autunno, il periodo ottimale per aggirarsi sui Brentoni, su quelle crode la pace regna sovrana. 
Fu bello salire la via con calma, godendo i singoli passaggi, mai duri ma neppure banali: la rampa, le pareti sul filo dello spigolo, il diedro, la cresta finale, fino in vetta. 
Fu piacevole godersi il sole sul poco spazio disponibile, vagando col pensiero sulle crode che si offrivano alla vista, mai così nitide come in quella giornata. La conclusione della gita ci vide poi scendere soddisfatti per la  via normale, districandoci fra salti ghiaiosi e ripide cenge erbose solcate dai camosci. 
Fu infine dolce terminare la giornata andando pian piano incontro alle luci della valle e lasciare nella sera ormai vicina la solitudine dell’altopiano. 
Fu bello, e valse la visita, il secondo Torrione della Cresta di Val d’Inferno, nei Brentoni. Chi  lo sale, se può, lo salga in silenzio, sottovoce, per mantenere il fragile incanto che ancora resiste lassù. Ne sarà di certo gratificato.

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