30 ott 2012

Becco Muraglia, chi ti conosce?


In un pomeriggio foriero di pioggia (scatenatasi puntualmente poco prima di riprendere la macchina al piazzale presso l'ex Capanna Ravà), ho raggiunto per la quinta volta  una cima che ritengo abbastanza interessante: il Becco Muraglia (m 2271, nel gruppo dolomitico Nuvolau-Cinque Torri). 
Salendo verso il lago di Ciou de ra Maza ... spunta il Becco 
(photo: courtesy idieffe)
Il “Bèco de ra Marògna” per gli ampezzani, ai quali però prima della Grande Guerra il nome era ignoto, è una piramide d'importanza alpinistica marginale, che si nota bene dalla strada del Passo Giau in vicinanza dell'omonima casera, e costituisce uno dei due capisaldi della famosa Muraglia di Giau, il muro confinario fra le comunità di Ampezzo e di San Vito del quale nel 2003 sono ricorsi i duecentocinquant'anni dall'edificazione. 
Salire sul Becco non è cosa lunga né tutto sommato  difficile, anche se - data la qualità un po' scadente della roccia - ritengo questa gita adatta ad escursionisti appena un po’ smaliziati. 
Seguendo le tracce degli animali che punteggiano lo splendido bosco del Forame e s’internano fra i baranci e le rocce sovrastanti la strada del Giau, dopo aver sorpreso una famigliola di caprioli, in tre quarti d’ora dal parcheggio abbiamo guadagnato un comodo e panoramico colletto erboso, posto proprio ai piedi della parete terminale del Becco. 
Da qui alla cima manca una cinquantina di metri; la salita, valutabile di I grado, si svolge su roccia gradinata ma friabile e  ghiaiosa, un po' delicata in discesa. In vetta, tra un mucchio di blocchi che sembra frutto di qualche fulmine, dopo un quarto di secolo dalla prima visita, ho ritrovato praticamente intatta (!) la singolare croce, un palo di legno con due piccole tabelle, il cui significato non mi è chiaro. 
Il Becco Muraglia ha senz'altro un interesse escursionistico e alpinistico di dettaglio, ma può  attrarre soprattutto chi ama la nostra storia. 
La salita,  descritta con tanto di immagini nella recente guida  "111 cime attorno a Cortina" di Majoni-Caldini-Ciri, che ha regalato all'elevazione un pizzico di visibilità in più, può avere un valore per chi cerchi una meta un po' fuori dal comune, e si accosti ad un angolo dolomitico che - pur abbastanza prossimo ad una strada e facilmente accessibile - sconta ancora una solitudine rara e apprezzabile.

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