05 nov 2014

Antrùiles e il canale del Tabùrlo: esperimenti di gioventù

Il casón ampezzano (detto anche baita, ciasota, tablé, taulà, toulà) è una capanna in legno o muratura, articolata in uno o più locali e che un tempo serviva per ricoverare boscaioli, contadini e pastori. 
A Cortina oggi ne abbiamo ancora una quarantina; 4-5 sono di proprietà di singoli cittadini, il resto delle Regole d'Ampezzo. Le strutture vengono concesse in locazione per periodi limitati, estraendo ogni anno a sorte fra i richiedenti, ai Regolieri che ne facciano domanda. 
Credo di conoscere quasi tutti i casói: uno che prediligo, per la storia che emana e la zona in cui è inserito, è quello in muratura di Antrùiles, di proprietà della Regola Alta di Larieto e edificato sul bordo superiore della Mónte (pascolo) de Antrùiles, dove ad inizio stagione pascolano ancora le pecore che saliranno in Fòsses. 
Il Casón sorge vicino alla confluenza dei rii che scendono dalle Ruóibes de Inze e de Fora e confluiscono nell'Aga de Ciànpo de Crósc, prima che questa prenda il nome di Boite. Presso la costruzione, di solito chiusa come tutte le consorelle, un crocifisso e una fontana accolgono i passanti. Dal Casón, che si raggiunge con una breve camminata dalla strada che sale a Ra Stua, parte inoltre il sentiero che rimonta le Ruóibes de Fora e conduce verso il Tabùrlo, il Taé e il Col Bechéi. 
Già da piccolo i miei genitori mi portavano in Antrùiles, nel vicino Boscàto e sulla Costa dei Sié; ma il primo ricordo "attivo" che ho della zona, si lega ad una giornata del giugno '74, quando con Carlo e Sandro vi arrivammo in bicicletta
Il canale del Taburlo, dalla strada di Malga Ra Stua,
gennaio 2009 (foto E.M.)
Era nostro proposito salire sul Tabùrlo per l'orrido canale roccioso che lo separa dal Taé, calando da una parte verso la Val de Fanes e dall'altra verso le Ruoibes de Fora. Sandro sosteneva che il suo futuro cognato c'era appena stato con la morosa, e così noi legammo le bici agli alberi e, senza sapere esattamente dove andare, li imitammo! 
Il canale lo salimmo tutto, rischiando grosso. E lo scendemmo tutto, rischiando ancora più grosso. Ho un flash di Sandro che frignava: scivolato sui detriti duri come il cemento, dopo aver battuto di schiena, aveva rotto il flacone d'alcool del suo prezioso "pronto soccorso", che gli aveva inondato lo zaino... 
Allora volevo persino stendere la relazione del nostro percorso e inviarla a Camillo Berti: mi sarebbe piaciuto veder citata, in qualche rivista o nell'ipotetica riedizione della guida delle Dolomiti Orientali, la via Majoni-Menardi del 1974...
Quel giorno, però, sul Tabùrlo non ci arrivammo. Toccai invece la cima per la prima volta nell'estate '90, scoprendo che la via giusta non passava dal canale, utilizzato forse in guerra ma oggi in pratica intransitabile. 
In seguito, ho raggiunto ancora (in modo un po' meno rischioso, anche se non semplice) l'isolata forcella senza nome da cui origina il canale, lungo la via normale del Tabùrlo che ha inizio nel Ciadin dal Taé. 
Rabbrividendo al solo pensiero, mi sono chiesto ogni volta: come cavolo facemmo, a quindici anni, a salire e scendere quella gola senza farci un graffio?

3 commenti:

  1. Il canale che sale dal Ruoibes de Fora è decisamente orrido e non mi sarebbe mai venuto in mente di percorrerlo (in realtà non mi sarebbe mai venuto che a qualcuno potesse venire in mente di salirlo nè tanto meno di scenderlo). Ho invece percorso, con un certo piacere (e con l'immancabile Albert), il canale che sale dalla Val di Fanes, aggirando il salto iniziale grazie ad una lunga traversata in mezzo a mughi e resti di trincee con punto di partenza il lago di Fanes, che permetteva di sfruttare una comoda cengia (facilmente individuabile grazie ad un bel larice svettante tra i baranci) che costituisce, credo, l'unico punto debole del lato sinistro (salendo) del canale. Ricordo anche che a metà salita incontrammo un misterioso ometto di sassi (insolitamente alto) che probabilmente segnalava una via d'uscita sul versante opposto. La discesa in versante Ruoibes de Fora seguì assai più prudentemente il sentiero di guerra che permette di tagliare tutto il versante Est del Taè. La data ... di quelle che non si dimenticano 11/9/2001.

    Saverio

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  2. L'unica volta che sono salito sul Taburlo, arrivando dal Taé, ho utilizzato il canale verso le Ruoibes de Fora come via di ritorno, insieme all'amico Paolo, seguendo una relazione pubblicata su un recente libro (che per la verità lo suggerisce come via di salita).

    Riconosco la pericolosità del canale, soprattutto a causa di un paio di saltini di roccia, che lo interrompono a metà: sono alti pochi metri (uno circa 3 metri, l'altro forse 5-6 metri), ma abbastanza lisci e coperti di ghiaino, ed un eventuale scivolata avrebbe conseguenze non credo fatali ma sicuramente molto spiacevoli.
    Forse perchè totalmente inattesi, questi saltini ci causarono un po' di malumore.

    Sicuramente il mio prossimo giro sul Taburlo sarà dalla Val di Fanes e poi per la via normale. Con le giuste aspettative, credo che ripercorrerei volentieri anche questo canale. Ma come ho già scritto su un altro post, non mi sentirei di consigliarlo neanche al mio peggior nemico, a meno che il mio interlocutore sia una persona estremamente appassionata di questo genere di percorsi.

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  3. Ma chi è quel folle che ti ha messo a disposizione "una relazione pubblicata su un recente libro (che per la verità lo suggerisce come via di salita)? Aveva il tomtom o ha usato google maps?
    Penso di saperlo già, e vorrei che la massa boicottasse persone e libri di tal genere, oppure che il tale fosse mandato a fare eventuali soccorsi, quando necessario, su sul canale che a lui è piaciuto così tanto...
    Ciao
    Ernesto

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