20 nov 2014

Segreti ampezzani: la Porta del Dio Silvano

Salendo da Fraina verso Mandres per il sentiero che lambisce la base del Mondeciasadió (Monte Casa di Dio, antichissimo, immaginifico nome dell’attuale Monte Faloria), oltre la spianata di Ranpogniéi l'occhio è attratto da un'enorme nicchia rocciosa a foggia di portone, il cui architrave è formato da uno strato di dolomia rossastra.
E’ la Porta del Dio Silvano, dedicata alla divinità venerata ai tempi del paganesimo che proteggeva boschi, campi, armenti e obiettivo turistico di buon interesse fino a fine ’800 (quando ancora "le vecchierelle, passandovi dappresso, si facevano il segno della croce ..."), ma oggi condannata a un triste deperimento. 
La Porta si raggiunge, con buon impegno a causa del terreno scosceso e sempre più in movimento, abbandonando a destra il sentiero 220 all'altezza di un grosso  blocco cubico, che vien da pensare sia stato la tavola per i banchetti degli dei antichi. 
Avvicinandosi alla frattura della dolomia, emerge ancora qua e là qualche segnavia blu-rosso, lasciato dall'Azienda di Cura in tempi lontani. La traccia si fa sempre più labile, e toccare la Porta - ai piedi della quale, una cengetta con persistente odore di camosci lascia almeno tirare il fiato - sta diventando un’impresa da alpinisti. 
La Porta del Dio Silvano
foto E. Maioni, da www.guidedolomiti.com
Peccato, per tre ragioni: la prima perché, nel momento aureo della scoperta dei nostri monti, i clienti desiderosi di provare un’avventura breve ed economica, venivano volentieri indirizzati lassù dalle vecchie guide, che "facevano giornata" senza grande sforzo; la seconda perché la Porta è un luogo strano, centro di miti e leggende che varrebbe la pena studiare; la terza perché la zona - non molto lontana  dal centro di Cortina e comoda da raggiungere - sprigiona, soprattutto in autunno, un magnetismo che, a mio giudizio, l’incuria ha solo contribuito ad accentuare. 
Un sabato di un bellissimo novembre, con mia moglie andai a cercare di riassaporare quelle sensazioni che la Porta mi aveva dato fin dalla prima salita, nei primi anni Settanta. Lassù trascorremmo un paio d'ore di malinconico silenzio; solo due camosci, spaventati dal nostro pesticciare, lo ruppero per un attimo sparendo subito tra gli alberi. 
Anni dopo suggerii a chi di dovere che non sarebbe stato male pensare a un adeguamento, almeno minimo, della traccia che mena alla Porta: rimase solo un progetto, ma un giorno o l’altro qualcosa si dovrà fare. Se non si vuole che, visto il rapido disgregamento della parte rocciosa, fra qualche anno la porta di cui il Dio Silvano si serviva per accedere al suo regno rischi di non aprirsi più.

5 commenti:

  1. Ritengo abbastanza probabile che quel "sasso cubico" (se non erro posto in mezzo ad una radura prativa) fosse un luogo di culto. Nessuno ha fatto delle ricerche sul terreno? Molti anni fa, il solito Albert, incuriosito da quel macigno, mi aveva confidato che, un giorno o l'altro, avrebbe voluto andare con il metal-detector per vedere se c'era qualcosa là intorno. Ero riuscito a convincerlo che non era una buona idea e che operazioni del genere andavano riservate a professionisti del settore e infatti non se ne fece nulla. Tuttavia penso che non sarebbe male contattare qualche studioso di preistoria per sentire il suo parere in merito. Ciao
    Saverio

    RispondiElimina
  2. mah.. io ho sempre pensato alle streghe e ai loro raduni... avrei voluto andarci un 24 giugno, di sera o meglio: di notte! nascondermi da qualche parte ed aspettare...secondo me succede di tutto in quella magica sera!!! Ma nonostante sia appassionata cultrice di tarocchi e maga conclamata, la fifa ha sempre preso il sopravvento alla curiosità...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che sia un luogo di culto pagano, mi sembra confermato dalla leggenda di Donna Dindia e Zan de Rame, in cui si afferma che gli abitanti dell'antica Miliera salivano fino ai piedi della porta, inneggiando alla divinità. Penso che si fermassero proprio all'altezza del masso. Quanto a streghe e demoni, nonostante l'antica denominazione di Heidental, non mi pare che ce ne siano stati tanti in Ampezzo. Vuoi mettere con la Bullaccia, il Rasciesa o l'Altopiano di Castelrotto, in cui puoi accomodarti (di giorno, meglio di giorno) sulle loro sedie. E di toponimi collegati alle streghe (=masche) sono piene le Alpi Liguri. In particolare si vocifera di sabba infernali sul Pian Ballaur, una cima prativa che supera i 2600 metri; il malcapitato (o più spesso la malcapitata) che passava di là dopo il tramonto era costretto/a a ballare a piedi scalzi per tutta la notte e veniva trovato/a la mattina dopo in stato confusionale e con i piedi verdi per l'erba a lungo calpestata. Ovviamente sono storie, ma ... durante una mia folle escursione, iniziata prima che facesse giorno e terminata a mezzanotte, passai per quella cima con l'oscurità che stava già avanzando. All'improvviso provai un lancinante dolore ai piedi che mi costrinse a camminare scalzo per più di un'ora e solo quando fui abbastanza lontano (era passata almeno un'ora) il dolore cessò.
      A questo punto ti consiglierei di vincere la fifa e vedere cosa accade di notte attorno a quel sasso: dopo tutto non può succederti altro che di trascorrere una notte ... indiavolata e trovarti la mattina dopo con i piedi un po' doloranti.
      Ciao


      Saverio

      Elimina
  3. SEI UN MITO!!! ma sai tutto tutto proprio tutto di tutto!!! Bene, seguirò il tuo consiglio e ci proverò il prossimo 24 giugno se saremo qui e non in ferie come ultimamente succede...
    Poi.. e che potrà mai capitarmi?? sono pure io una strega..hi hi hi..

    PS.: Ma.. riuscirà il nostro Grande conoscitore delle sue montagne a scrivere di qualcosa che non hai visto, frequentato ecc ecc???

    Buona serata, Saverio

    RispondiElimina
  4. Ci è già riuscito e più di una volta.

    Saverio

    RispondiElimina

Il "5 Torri": prima albergo e poi rifugio, in un luogo ricco di storia

Lungo la mulattiera d’accesso alla capanna Sachsendank sul Nuvolàu, a circa un’ora da quella e ai piedi della maggiore delle torri d’Averau...