13 set 2015

La "Baracca Dibona", un bivacco mancato

Nella conca di Cortina, tanto più nella zona vincolata ormai da un quarto di secolo a Parco Naturale, oggi è quantomeno inopportuno pensare a nuovi rifugi o bivacchi fissi. 
Settant'anni fa, l'idea era fattibile; alla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, la Sezione del Cai Cortina discusse la proposta di due famiglie lombarde, di dedicare un bivacco fisso nelle Dolomiti ai congiunti Carlo Valli e Nando Grandori, caduti sulla Via Solleder in Civetta. 
Il sito individuato per la costruzione era il Passo del Cristallo, valico sul crinale principale del gruppo, fra il Cristallo e il Piz Popena, che attraverso il vallone detritico di "ra Zerijeres" unisce il Passo Tre Croci al ghiacciaio della Valfonda. 
Il Passo, molto noto agli alpinisti dell'epoca pionieristica, è fondamentale per traversare – un tempo soltanto d'estate, oggi perlopiù con gli sci – da Tre Croci a Carbonin, e per salire la cima principale del Cristallo. 
Il bivacco Valli-Grandori però, alla fine non fu costruito; al suo posto ne sorsero due sulle Alpi Retiche. Non sarebbe stato un edificio del tutto nuovo, perché si prevedeva di sistemare una piccola caserma militare italiana, la Baracca Dibona (non ho verificato se abbia un collegamento con la nota guida alpina ampezzana che, comunque, durante la guerra non era di stanza in zona), incastonata nelle rocce del Popena un po' sotto il Passo e oggi diroccata. 
Il gruppo del Cristallo dal Lago di Landro, col Passo in vista
(cartolina del 1910 circa, raccolta E.M.)
Il Cai Cortina, guidato al tempo dall'Accademico e scrittore Bepi Degregorio, era propenso alla cosa, perché nella zona non c'erano strutture e il Cristallo era certamente più frequentato di oggi. 70 anni dopo, la situazione si è quasi ribaltata: nel gruppo ci sono impianti, rifugi e ferrate, ma le salite alle cime storiche si sono comunque rarefatte e molte vie non vengono più percorse per le solite cause che hanno modificato l'alpinismo: l’isolamento delle pareti, la lunghezza degli accessi, l’ambiente severo, la roccia spesso malsicura... 
Più di recente, emerse di nuovo l'idea di ripristinare la Baracca Dibona per dedicarla a Giuliano Girotto, scialpinista veneziano travolto da una valanga nell'aprile 1989 sotto il Passo del Cristallo. Anche quel proposito però cadde, e i ruderi della piccola caserma italiana rimangono là, come un nido d’aquila a quasi 2800 m di quota, testimoni di un tragico periodo storico e di un'idea caduta nel vuoto.

3 commenti:

  1. Luogo mitico! Quando ero piccolo, mio zio mi regalò la monografia sul gruppo del Cristallo, di Visentini, fresca di stampa. Su una pagina c'è il disegno di questa baracca, che mi aveva colpito per la sua posizione quasi sospesa nel vuoto, pur non avendo assolutamente capito dove fosse. Quando anni dopo ho visto dal vivo i ruderi della baracca, mentre con la guida Enrico transitavo dal Passo del Cristallo per salire la cima principale del Cristallo stesso, si è materializzato quel sogno che, fin da piccolo, occupava un angolino del mio cervello.
    Conosco invece poco l'alta Val Fonda: l'ho raggiunta un paio di volte, ma sempre con andata e ritorno dal fondovalle. Tra i desideri per i prossimi anni, ci sono: la risalita fino al Passo del Cristallo, qualche giro per le forcelle Michele e Cristallino, la salita per i canalini che conducono alla Costabella (pochi anni fa ho invece disceso quello che dalla Costabella porta in Val Fontana di Sigismondo: fattibile ma cementatissimo!!)

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    1. Mi intrometto ancora una volta. Ho un ricordo splendido di una solitaria salita quasi autunnale al Cristallino per la Val Bance (e discesa in Val Popena); gia` allora, 25 anni fa, la salita era a tratti piuttosto cementata. Albert ha trascorso parecchie giornate (e qualche notte) tra Val Cristallino, Val Bance e dintorni e ne e` letteralmente innamorato. Dei canalini di Costabella ho un ricordo ancora più antico e ho gia` accennato su queste pagine alle tragicomiche vicissitudini di quell'esperienza. Allora erano ghiacciati e bisognava arrangiarsi sulle pareti (esagero!) laterali; ora penso siano cementatissimi, probabilmente accettabili in salita, del tutto sconsigliabili in discesa. Ciao
      Saverio

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  2. Saverio, per me le tue "intromissioni" sono solo un piacere! Anch'io sono innamorato della Val Bance e dintorni, negli ultimi anni quasi ogni estate vi sono tornato (inclusa quella appena trascorsa, per salire sulla Cima Bance con gli amici Federico e Paolo). Ho percorso i ghiaioni nella parte alta della Val Bance l'ultima volta 3 o 4 anni fa e devo dire che non erano male.
    io trascorro poco tempo a Cortina, ma rinnovo sempre la proposta di incontrarci tra i fedelissimi di Ramecrodes e magari di fare qualche gita selvaggia insieme.

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