12 ott 2015

Storia e storie d'Ampezzo: i "cabiote", ovvero i primi ristorantini di montagna

Prima della Grande Guerra, che stravolse la struttura socio-economica della valle, a Cortina esistevano alcuni caratteristici "cabiote", gli antenati degli attuali ristorantini di montagna. 
Ne ricordiamo cinque, tutti curiosamente gestiti da donne, che comunque non esaurivano la mappa dei locali pubblici dell’epoca. Il più noto era indubbiamente il Cabioto de ra Méscores. Situato presso il Ponte Outo sul Rio Travenanzes, a due ore abbondanti di cammino da Cortina lungo il sentiero per la Viktor-Wolf-von Glanvell Hütte in Val Travenanzes, era gestito dalle sorelle Franceschi Méscores, note per la cucina sopraffina. 
Sulla vecchia strada che saliva al Passo Tre Croci, in uno spiazzo prossimo all'edificio che è stato il Ristorante Malga Lareto, sorgeva il "Cabioto de ra Scèca". Piccolo e tutto di legno, offriva servizio di osteria e rustico ristoro, ed era gestito da Anna Verzi Scèca. 
Poco prima di questo, sulle rive dello specchio d'acqua detto Lago Scin (esattamente Laguscìn, ossia laghetto), un terzo "cabioto", condotto dalle sorelle Majoni Pioanèles, esponeva sopra la porta d'ingresso una pomposa insegna, "Restaurant Lago-Scin". 
Lungo quella che prese il nome di Strada delle Dolomiti, nei pressi del belvedere della galleria di Crépa, c'era il quarto "cabioto". Lo tennero per anni le sorelle Angelina e Rosa Colli Saèries, figlie di Giacomo, guida alpina e storico gestore dell'Ospizio di Falzarego. Nel 1929, la Guida illustrata di Cortina, opera di Federico Terschak, citava l'edificio, censito fino alla metà del '900, come "l'isolato Ristorante Miravalle, sito sull'orlo del bosco". 
Il Cabioto de ra Mèscores a Ponte Outo,
agli inizi del '900 (raccolta E.M.)
Un altro punto di ristoro, anch'esso in gran parte di legno, sorgeva poco lontano dal Miravalle, nel luogo detto Belvedere sull'orlo del roccione di Crépa, dove giunse dal 1925 la prima funivia di Cortina. Il rinomato Belvedere, nei cui pressi fu costruito nel 1936 l'Ossario dei caduti della Prima Guerra Mondiale, si raggiungeva per due sentieri, tuttora fruibili: uno partiva dalla Strada delle Dolomiti e l'altro dalla Crosc de Ester, lungo la carrareccia che per Inpocrepa porta a Pocol. 
Terschak ricordava ancora un locale, il Ristorante al Museo, annesso al Museo Elisabettino fondato da Agostino Colli Codèsc: questo "trovasi ad ovest di Cortina, sopra il villaggio di Ronco", in una "casa di legno, creduta una delle più antiche della valle. Bellissima vista. Varie antichità". 
Che cosa rimane oggi di tutte quelle costruzioni che vivacizzarono il turismo ampezzano? Forse qualche sasso, vaghi ricordi ed alcune preziose immagini.

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