15 ott 2015

Uomini della montagna: ricordo di Piero Mazzorana

Tempo fa argomentavo che, statisticamente, a Cortina abbiamo avuto molte guide che - grazie a una salute di ferro e a un indefesso entusiasmo - sono state attive per tre, talvolta quattro decenni, e dell’alpinismo hanno fatto – com'è plausibile – quasi una ragione di vita, comunicando a clienti e amici l’amore per i monti sino a età non più verde. 
Anche fuori dal circondario ampezzano, comunque, ci sono guide che hanno arrampicato per decenni, con o senza clienti, traendo sicuramente dalle scalate le stesse emozioni e lo stesso piacere della gioventù. 
Cito a caso: a Misurina Valerio Quinz (1928-2008), attivo sui monti e sugli sci fino a pochi anni prima della scomparsa; sempre a Misurina, Alziro Molin (1932), che ha arrampicato e aperto vie nuove fino a ben oltre i 70; a San Vito di Cadore c'era Natale Menegus (1938-2008), scomparso settantenne durante una scialpinistica in Marmolada, e il suo compagno di gioventù Marcello Bonafede (1939), attivo in croda almeno fino al 2011, quando ebbe la sventura di perdere il figlio Alberto, guida e soccorritore caduto tragicamente dalla Nord del Pelmo. 
Rimandando ad una prossima occasione la citazione di altre figure, voglio però ricordare ancora una volta un personaggio forse non abbastanza analizzato della storia dolomitica: Piero Mazzorana. Nato nel 1910 a Longarone e venuto ad Auronzo molto giovane, aprì la sua prima via nuova a vent'anni. Fu guida dal 1936, e fino al 1949, quando ottenne la gestione del rifugio ai piedi delle Tre Cime che condusse fino a metà degli anni '70, aprì almeno settanta nuove vie in Dolomiti, di cui una sessantina soltanto nel gruppo dei Cadini di Misurina, dove quasi ogni punta ha una via Mazzorana e alcune sono famose e frequentate. 
Passiamo alla storia personale. Il 4 settembre 1977 salii con Enrico la via Comici-del Torso sulla Punta Col de Varda, prossima all'omonimo rifugio (guarda caso, ha anch'essa una via Mazzorana, del 1937). In un barattolo sotto l'ometto, trovammo un pezzo di carta firmato proprio da Piero; tre giorni prima era salito da solo, a sessantasette anni, per la via Obliqua sulla stessa cima, che poi salii anch'io, in cordata ed anche in solitaria.
La Punta Col de Varda con la fessura Comici
(foto E.M., dicembre 2010)
Piero non aveva purtroppo ancora molti anni da vivere, giacché si spense nella primavera 1980 a Merano, dove si era trasferito presso le figlie. Mio padre me lo aveva presentato su all'Auronzo, ma ero giovanissimo e non m'interessavo ancora di storia e storie di montagna; anche se non parlai con lui per sapere qualcosa di più, mi è rimasta impressa la figura alta e massiccia di quell'uomo, che vagò per le montagne per una vita intera e il cui nome fa bella figura nella storia delle crode che circondano la "sua" Misurina.
Mi piacerebbe che, presto o tardi, qualcuno prendesse in mano i documenti che spero siano disponibili e mettesse insieme un po' di biografia di questa guida alpina, un uomo che merita un ricordo, anche se un ricordo ce l'ha già nelle migliaia di metri di roccia dolomitica targati Mazzorana.

2 commenti:

  1. Avevo commentato il post sbagliato. Volevo parlare di Mazzorana.

    Mi hai incuriosito e sono andato a cercare qualcosa sul Web. Mi ha stupito un'impresa (http://www.angeloelli.it/date/1942.html)
    1942 – Piero Mazzorana concatena in circa 9 ore le vie Preuss alla Cima Piccolissima di Lavaredo, la Dulfer-Piaz alla Punta di Frida alle Tre Cime di Lavaredo, La Helversen alla Piccola di Lavaredo, lo Spigolo Dibona alla Cima Grande di Lavaredo, e la via Comune con variante Dulfer alla Cima Ovest, per concludere con Croda degli Alpini e Croda del Rifugio.

    Ora che i concatenamenti sono di moda, qualcuno ha ripetuto questa traversata?

    Saverio

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    Risposte
    1. Sarebbe bello saperlo. C'è un concatenamento, molto più difficile delle pareti N delle Tre Cime, di Claudio Barbier nel 1961. Quello di Mazzorana, che tocca il 5° grado, non saprei. Io ho salito tre delle vie concatenate dal buon Piero, ma una alla volta e in anni diversi, quindi non passerò alla storia.
      Ciao.
      Ernesto

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