09 dic 2015

Con Sandro sulla cima, tra storia e fantasia

... Mi sarebbe piaciuto essere accanto a lui in quel giorno d’estate del 1876, quando Alessandro Lacedelli (conosciuto come Sandro da Melères), quarantenne orologiaio, armaiolo, cacciatore e guida che aveva già scalato tante cime e molte altre ne avrebbe salito fino a fine secolo, toccò da solo il culmine della Punta Nera, tra le crode del Sorapis. 
Sarebbe stato bello partire insieme da Melères, risalire le boscose pendici del Mondeciaşadió (odierno Monte Faloria), scavalcare le nude Crepedeles (Tondi di Faloria) e sostare sull'erba a Forcella Faloria per uno spuntino e due tirate di pipa, non ancora certi sul da farsi. 
Mi sarebbe piaciuto, in quel momento, scorgere col cannocchiale un branco di camosci che risaliva correndo all’impazzata il vallone detritico che dalla base della Punta Nera cala ripido verso la Val Orita, e decidere di braccarlo. 
Alessandro aveva un fucile a tracolla: andava sui monti non soltanto per fare dell'alpinismo, e un buon pezzo di carne gli avrebbe fatto comodo. A casa aveva famiglia, e qualche braciola avrebbe potuto ampliare la magra dieta contadina, basata sui prodotti dei campi, dei pascoli e del bosco. 
Mi sarebbe piaciuto accodarmi a lui e risalire l'instabile colata di ghiaie e grossi  massi fino a quel piccolo intaglio sulla cresta, che decenni dopo sarebbe stato battezzato Sella di Punta Nera, ma allora era noto soltanto ai cacciatori. 
Da lì, appostandoci dietro gli ultimi blocchi, mirare ad un bel maschio che saltava e poi, seguendo le tracce di sangue sulle rocce, affrontare l'erta cresta della Punta. Per essa, di balzo in balzo lungo cenge e canali friabili, avremmo toccato la stretta sommità, godendo forse per primi un'incomparabile vista sulla tirolese valle d’Ampezzo e sull'italiana vallata del Cadore. 
La Punta Nera. dai pressi di Forcella Faloria
(foto E.M., 26 luglio 2012)
La nostra sarebbe stata la prima salita alpinistica della Punta Nera, una cima che rimase lunga e faticosa da raggiungere fino al 1939, quando l'ardita teleferica “Principe di Piemonte”, che issava gerarchi e signore con i tacchi al moderno rifugio intitolato a Edda Ciano Mussolini, ridusse di molto l’avvicinamento alla Sella, limitandolo a un paio d'ore circa, o poco di più dal Passo Tre Croci. 
Anche se oggi la Punta Nera dal Rifugio Faloria è una gita relativamente comoda, sulla cima solitaria non arrivano comunque in molti (nel libro di vetta, in un'intera estate, ho contato solo 22 firme). 
Eppure, quanto valore ha per la storia d'Ampezzo e quanti pregi per l'alpinista, la salita di Sandro da Melères dell'estate 1876!

2 commenti:

  1. La Punta Nera è una bellissima cima che ho salito solo 2 volte. Invece Giorgio, che ho già più volte nominato come mio compagno di escursioni, da ragazzo, ci saliva quasi ogni anno, con le sue due sorelle, accompagnato dal padre che amava quella montagna più di ogni altra. All'epoca non capivo questa predilezione, ma più passano gli anni più mi diviene familiare questo gusto per gli aspetti apparentemente "minori" delle nostre montagne.

    Saverio

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    Risposte
    1. E' una delle cime che reputo più interessanti delle Dolomiti Ampezzane, e forse si nota dalla quantità di post che ho dedicato a lei, ad Alessandro Lacedelli, a Terschak e Siorpaes che la salirono da sud nel '19, a Brunner che la salì da solo e d'inverno nel '41 a Mario Crespan col quale divisi l'ultima mia salita, qualche estate fa. Trovo che sia una montagna tanto friabile e malsicura quanto stupenda, nella sua selvatichezza, nonostante domini una delle zone più "addomesticate" d'Ampezzo, e sono contento di averne calcato la vetta sette volte, di cui un paio da solo.
      E poi, basta che esca sul portone di casa e me la vedo davanti tutto l'anno!

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