21 ott 2016

Il Torrione dell'Abete, cima quasi ignota

Pescando dal lungo elenco di oronimi ampezzani di derivazione alpinistica, spesso piuttosto moderni, che compilai anni fa con l'idea di farne una pubblicazione, ne ho trovato uno che mi pare lineare, ma comunque curioso. 
Pochi, o più facilmente nessuno dei miei lettori saranno in grado di localizzare con esattezza il Torrione dell'Abete. Eppure si tratta di un campanile abbastanza individuato e dotato della sua quota altimetrica precisa (2366), che si scorge bene dai rifugi delle Cinque Torri e dalla Val Formin. 
Quel torrione si trova subito a nord della Cima Bassa da Lago: per vederlo, bisogna però localizzare prima la Cima Bassa, altra vetta ben poco nota e ancor meno salita. 
La  Croda da Lago dal versante nord, in una cartolina del 1910.
Il Torrione emerge subito a destra della conifera (raccolta E.M.)
In ogni modo, la vicenda della cima prese avvio poco meno di cinquant'anni fa e si concluse in due estati. Il Torrione dell'Abete, infatti, fu scalato per la prima volta da O, e forse battezzato nell'occasione, da due alpinisti veneziani avvezzi a pionieristiche esplorazioni nei recessi più nascosti dei nostri monti, alla fine di giugno del 1968. 
La loro via, di difficoltà contenute, ebbe un seguito il 6 novembre dell'anno successivo, quando sulla sommità del Torrione mise piede Franz Dallago, uno dei rari (forse l'unico) ampezzano che lo conosce, giacché pure chi scrive, una volta tanto, sa della cima solo dalle fonti e dalle carte. In quell'occasione, la guida accompagnava due clienti su un nuovo itinerario di difficoltà medie da SO, che incrocia quello dei veneziani. 
E' agevole pensare che l'oronimo della cima sia stato tratto da una o più conifere presenti in vetta, così come accadde per la Torre del Barancio, la mediana del trio che forma la seconda torre d'Averau, battezzata nel 1912 dalla guida Zaccaria Pompanin poiché è ornata sul sommo da un ciuffo di mughi. 
La questione dell'abete, del nome e della via mi sarebbe piaciuto magari chiederla al primo salitore, purtroppo già scomparso, e così la curiosità rimane inappagata.

4 commenti:

  1. ciao! interessante la tua relazione...
    ho scalato la cima qualche mese fa cercando cime poco conosciute
    e ancor meno frequentate; sono salito da est, cioé dal rifugio palmieri/croda da lago trovando un solo passaggio un pó piú esposto; la parte finale non supera
    il primo grado superiore. bellissima cima isolata...
    saluti da brunico

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  2. Grazie della notizia, penso di sapere chi sei e mi complimento con te per la voglia di scoprire le Dolomiti meno conosciute.
    Scriverò qualcosa anche su altre cime di quel tipo, così magari le vai a visitare.
    Berg Heil!

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  3. La scorsa estate, in una giornata con poco tempo a disposizione, con l'amico Paolo volevamo comunque fare uno dei nostri giri selvaggi e abbiamo deciso di fare la "traversata della Croda da Lago". Partiti dal ponte di Ru Curto, siamo saliti al rifugio Palmieri, da qui, per il camino roccioso, al cengione basale della Croda, per poi traversare la forcelletta tra Ciadenes e cima Cason di Formin, scendere in val Formin e tornare al punto di partenza. Ne abbiamo approfittato anche per percorrere avanti e indietro il cengione basale della Croda da Lago, fin quasi alla verticale sotto il campanili Innerkofler e Federa. Quindi al Torrione dell'Abete evidentemente abbiamo fatto il... solletico sotto i piedi. Ma, un po' per il fatto di non conoscerlo, un po' per la fretta, non lo abbiamo proprio considerato. Grazie al tuo post e ai commenti di Anonimo, la prossima volta gli daremo uno sguardo. Comunque è stato uno splendido giro, non troppo difficile (ma abbastanza da tenere lontana la folla) è molto remunerativo grazie a paesaggio e isolamento.

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  4. Intereßante... Esaurito (si fa per dire) il Cernera pensavo il prossimo anno di dedicarmi proprio alla Croda da Lago, sapendo comunque di andare incontro e maggiori difficoltà e... rumeghi.

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