18 ott 2016

Sulla Pala Perosego, prima che venga l'inverno

La Pala Perosego è il rilievo più marcato del regolare crestone che - sull'insellatura di Sonforcia - unisce la turrita dorsale del Pomagagnon al gruppo del Cristallo. 
Mentre verso Cortina mostra una parete e uno spigolo di un centinaio di metri d'altezza, visibili dal centro del paese, a nord - verso Val Granda - il punto culminante è difeso da una paretina non più alta di una quindicina di metri, che si supera piuttosto facilmente ma su roccia mediocre. 
Sulla Pala giunsero quasi certamente fin da tempi remoti i cacciatori locali, e durante la Grande Guerra, ai piedi delle balze a settentrione, gli italiani apprestarono un piccolo posto di vedetta e controllo del fronte del Cristallo. 
La cima è entrata nella storia dolomitica nel 1968, quando Diego Valleferro ne superò con Mario Dimai lo spigolo S, su difficoltà di VI. Nonostante la Pala sia ignota alla massa e la sua roccia di certo non marmorea, anche la parete S del monte ha attratto gli alpinisti: gli Scoiattoli Raniero Valleferro e Alberto Dallago (1973), i Ragni di Pieve di Cadore Marco Bertoncini, Isidoro Soravia, Luigi Ciotti e Marco Ceriani (1977) e infine Eugenio Cipriani con un compagno (1995), che la salirono in tre punti diversi, lungo tracciati con difficoltà dal III al VI+, presumibilmente poco ripetuti. 
Alla base della paretina che dà accesso
alla cima (foto E.M.)
Affiancata dall'appuntito Campanile omonimo, alto un centinaio di metri e salito nel 1955 dagli Scoiattoli Franceschi e Bellodis con Elio Valleferro, la Pala rappresenta un piccolo mondo a sé. Poco lontana dalla bagarre degli impianti del Cristallo, posta tra canaloni detritici, rocce sfaldate, ripide pale erbose un tempo animate dai contadini e oggi soltanto dai camosci, non ha certo la pretesa di inserirsi tra le Dolomiti più alla moda. 
Ma un po' suggestiva lo è, ed a me è occorso di salirla quattro volte, lasciandovi nel settembre 2000 un quaderno che - prima di essere distrutto per due volte di seguito, dalla violenza del tempo o forse dalla sbadataggine - registrò i nomi di una sparuta schiera di appassionati, alla ricerca di quanto la cima e i dintorni donano a piene mani: il silenzio.

2 commenti:

  1. La Pala Perosego è quella quotata 2229 o 2230 che sulla carta Tabacco è indicata come Garoles? E la grotta è quella che attraversa le Pale di Zumeles e permette di affacciarsi su un bel terrazzino di guerra con splendida vista sulla vallata? Se è così, ho adocchiato la Pala un paio di anni fa durante una gita familiare con Albert, Anna Maria e un nugolo di bambini francesi sui 5-6 anni. Mi è sembrata molto interessante, ma la compagnia non mi (ci) permetteva un'indagine più approfondita e ci siamo accontentati del terrazzino molto gradito dai bambini.
    In tempi remoti, ho invece visitato le pale erbose sottostanti. La prima volta con Fabrizio e Massimo percorrendo il sentierino (di guerra, presumo) che si stacca da quello diretto a Son Forcia e passa immediatamente sotto i risalti rocciosi della dorsale. Cercando una via di discesa che ci permettesse di evitare di tornare sui nostri passi inboccammo un ripido canalone (credo si trattasse del Jou de ra Pera), che ci offrì l'inatteso spettacolo di centinaia e centinaia di gigli rossi. Una seconda volta, da solo, effettuai la "traversata completa" (virgolette ironiche) dal sentiero per F.la Zumeles a quello per Son Forcia passando per splendide e solitarie pale erbose ornate da vecchissimi abeti e larici e per ampie colate di ghiaie. Ho sempre conservato un ricordo del tutto particolare di questa insolita passeggiata, fuori dai sentieri battuti e fuori dal tempo.

    Saverio

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  2. La quota 2230 è esatta, ma Garoles (meglio Agaroles, da aga - acqua) è un altro rilievo, la Tabacco in questo caso non è precisa.
    La grotta, poi, non è quella che dici, che pochi anni fa quasi non si riusciva più ad attraversare a causa della ghiaia ostruente, ma la postazione si trova molto prima e più in alto, sotto le rocce visibili da una curva del sentiero, e si raggiunge senza tracce evidenti.
    Il sentiero 204 che scende a Mietres, riattivato nel 1999 con una bella festa, oggi è nuovamente rovinato perché su terreno franoso.
    Ciao.

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