24 lug 2017

Il "Cinque Torri": albergo e poi rifugio, ricco di storia

Lungo la via d'accesso alla capanna Sachsendank, edificata nel 1883 sul Nuvolàu, a un’ora abbondante di marcia da quella e alla base della Torre Grande d’Averàu, il 14 giugno 1904 apriva i battenti l’Albergo Cinque Torri. 
Voluta dagli avveduti ampezzani Giuseppe e Mansueto Manaigo da Lago e Agostino Colli Codèsc, che ampliarono un fabbricato di legno già esistente, la costruzione - dotata dei requisiti di un autentico hotel d'alta quota - fu benedetta il 4 ottobre dello stesso anno. 
Per arrivarci, attraverso Crépa e Cianzopé, ci volevano non meno di quattro ore da Cortina. Posto in mezzo a distese prative interamente falciate, l'Albergo serviva da tappa intermedia verso il rinomato belvedere del Nuvolàu; con esso però si voleva in primo luogo favorire la conoscenza delle Torri d’Averàu, pinnacoli di varie forme e altezze noti agli alpinisti fin dal 1880, ma in gran parte ancora da scoprire. 
Sorgendo a ridosso del fronte, durante la Grande Guerra la zona circostante l'Albergo fu fortificata con trincee e postazioni, oggi ripristinate e visitabili con un bel percorso della memoria; per un certo tempo, inoltre, l'Albergo fu adibito a sede del Comando della Brigata Reggio, 45° e 46° Reggimento di Fanteria. 
Pressoché risparmiato da entrambi i conflitti del '900, nel 1937 il Cinque Torri, divenuto Rifugio, era stato comprato dal guardacaccia Pietro Alberti Lèlo. Salve alcune brevi interruzioni, in cui la gestione fu tenuta da altri, la famiglia Alberti - giunta alla quarta generazione con Massimo (valente chef) e con la vigile supervisione di mamma Ines e papà Uberto - è lassù da ottant'anni. 
Campo base del gruppo di alpinisti nato l'1.7.1939 col nome di "Società Rocciatori Sciatori Scoiattolo", che sulle Torri apprese e portò ai massimi livelli l’arte dell’arrampicata, nel 1963 il rifugio fu ammodernato, e a quei lavori negli anni ne seguirono altri, fino al nuovo parcheggio, aperto nel 2016 al termine della strada che sale da Cianzopè. 
Il rifugio Cinque Torri con la Torre Grande d'Averau
(cartolina datata 1949, raccolta E.M.)
Dopo la frana del settembre 1976, che obbligò a ricostruire con criteri moderni gran parte della strada d'accesso, oggi si sale fino ai piedi della Torre Grande in auto. La strada asfaltata, sempre chiusa al traffico in alta stagione, non ha però intaccato più di tanto l'atmosfera che si respira "su dal Lèlo"! 
Il rifugio Cinque Torri è amato e frequentato, da escursionisti, alpinisti e climbers:  offre un ampio ventaglio di vie di roccia dal I-II fino ai gradi estremi, oltre a belle passeggiate, traversate e suggestivi panorami; tra le sue mura echeggiano ancora tante delle storie che iniziarono lassù 140 anni fa. 
Dopo aver ricevuto nell'aprile 1976 sulle Torri il battesimo in roccia (salendo in giornata la Lusy, la IV Bassa e l'Inglese, con Carlo, Ivo e Luciano), nel 2004 ebbi dalla famiglia Albertì l'onorevole e gradito incarico di scrivere la "biografia" del rifugio centenario. 
Il lavoro che ne sortì ebbe un buon successo, è ancora in circolazione e ha aggiunto qualche bella e spesso inedita notizia alla storia ampezzana del Novecento. 
Ai piedi della Grande d'Averàu e delle sue vie più classiche - la Myriam, di cui il 29 giugno è caduto il 90° della prima salita delle guide Angelo e Giuseppe Dimai Déo con Arturo Gaspari Becheréto; il Riss (1932); la Diretta Dimai (1934); la Franceschi (1936) - si gode sempre di una calda ospitalità e di un'ottima cucina; il Cinque Torri resta un caposaldo indefettibile per la conoscenza della conca ampezzana, al quale saliamo sempre con affetto.

2 commenti:

  1. Caro Ernesto,
    il Rifugio era una tappa d'obbligo, ogni anno, per tutta la mia famiglia, moglie e figlie comprese. Da piccolissima, Ilaria ci aveva dato non pochi problemi per la sua inappetenza, ma a poco più di un anno assaggiò la zuppa d'orzo che lì veniva servita e da quel giorno volle ogni anno andare a gustare quella prelibatezza. Proprio nel 2004, a settembre, le mie figlie erano riuscite a convincere Albert ad accompagnarle in Cinque Torri per arrampicare, ma non avemmo neppure il tempo di estrarre le corde dallo zaino che cominciò a nevicare e piuttosto copiosamente. Ci consolò l'ottima cucina del rifugio e la compagnia di Berto, che conosceva bene la mamma di Albert. In quell'occasione mi fece omaggio del tuo libretto sul "Rifugio Cinque Torri, 1904-2004: un'avventura lunga cent'anni", che conservo gelosamente anche per la dedica "a Saverio, con simpatia. Berto, 17 settembre 2004". Mia moglie mi ha appena ricordato che ci vennero offerti degli squisiti frutti conservati sotto spirito (crede fossero piccolissime mele, ma non ne è sicura) perfetti per "riscaldarci" dalle intemperie. L'anno successivo (il penultimo in cui trascorsi le vacanze estive a Cortina) tornammo in 5 Torri per la minestra d'orzo, ovviamente, e per ciò "che restava della torre Trephor". Mentre Ilaria si cimentava su quella liscia paretina, arrivò un distinto signore che ci chiese se poteva riprendere qualche foto. Chi poteva immaginare che si trattava di Mario Panizza e che quella foto sarebbe poi comparsa sul volumetto "Dolomiti. Patrimonio dell'UNESCO" nel paragrafo "Oggi l'evoluzione continua ..." dedicata alla fragilità delle Dolomiti?
    Ciao

    Saverio

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  2. Anche qui mi sento quasi obbligato a postare un commento, visto l'affetto (recente) che mi lega al rifugio Cinque Torri.
    Da piccolo lo snobbavo a favore del vicino Scoiattoli: da sempre sono appassionato di "cose tecniche" (non a caso crescendo sono diventato ingegnere...) e la presenza della seggiovia mi rendeva più interessante lo Scoiattoli. Poi, con l'adolescenza, mi sono appassionato alle lunghe gite e selvagge esplorazioni, quindi per anni ho snobbato del tutto le Cinque Torri. Negli ultimi anni, pur considerando la zona delle Cinque Torri un po' troppo turistica, sto incominciando ad apprezzare l'aria di "montagna antica" che si respira al rifugio Cinque Torri, quindi è solo di recente che sto iniziando a frequentarlo. In particolare mi piace visitarlo di sera per cena, salendo e scendendo a piedi quando quasi tutti gli altri frequentatori della zona si sono ritirati e lasciano che la splendida natura di quella zona riprenda il controllo. Probabilmente anche quest'anno andrò una sera a cena al Cinque Torri.

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