14 set 2017

Sui monti con Tone Belòbelo, guida "dandy"

Antonio Soravia nasce a Cortina centonovantasei anni fa e si spegne ottantaduenne, nel 1903. Noto in paese come Tone Belòbelo, fu una guida alpina (o solo un portatore?), tra le prime munite di permesso nella valle d'Ampezzo.
Di lui non sono molte le notizie, a partire dalla data d'inizio della professione: difettano anche le tracce della sua presenza in rifugi, su crode e passi e nel primo elenco delle guide autorizzate a Cortina (datato 1° marzo 1876) il nome di Soravia non c'è. 
Nel libriccino di Leone Woerl Cortina und Umgebung. Führer im Ampezzothal mit Plan von Cortina und Spezialkarte des Ampezzothales, edito a Würzburg nel 1891 e ristampato in traduzione italiana a cura di Giovanna Mariotti nel 1992, invece, il portatore - già anziano per l'epoca - c'è. Munito di un cartellino col numero 13, compare anche tra le guide in servizio attivo nel 1893; nel ritratto di gruppo scattato a Volpera quattro anni più tardi, infine, il nostro non c'è più.
Più che per avventure alpine d'alto rango - che forse non era abilitato a compiere - pare che il Belòbelo si distinguesse per le molteplici attività e servizi prestati (fra i quali era compreso anche quello di guida o portatore), e perché conduceva una vita ben adeguata all'epoca delle Belle Èpoque ampezzana.
Guide e portatori ampezzani in servizio attivo nel 1893.
Antonio Soravia è il 1° da destra, in alto (archivio E.M.) 
Tratteggiare la sua vicenda umana, come quella degli altri pionieri che con lui fecero conoscere le Dolomiti, non è agevole. Il ceppo familiare risulta estinto; non so se esistano un libretto professionale o immagini della guida, oltre a quella presentata qui di fianco; ignoro quali cronisti dell'alpinismo di allora, di solito poco generosi verso i portatori, si ricordarono di Soravia in qualche scritto. Così, con le fonti a disposizione (Le guide di Cortina d'Ampezzo di Franco Fini e Carlo Gandini, 1983; i dati dell'Archivio Parrocchiale e quelli della lapide nel cimitero di Cortina, che commemora le guide e portatori scomparsi), la figura di Tone e il suo transito nella storia sono impalliditi nella memoria individuale e collettiva.
In base ai "si dice", immagino che fosse un simpatico gigione, di favella veloce e umorismo salace, ancora disposto a 70 anni e oltre a guidare "signori" - o, forse meglio, signore... - in gite semplici e nel contempo redditizie: grotte di Volpera e Tofana, Crépa, Porta del Dio Silvano, Cuàire, rifugio Nuvolau o, chissà, anche su una delle cime che dall'800 richiamano in Ampezzo appassionati da ogni nazione. 
Mi pare di vederlo su qualche altura, narrare ai clienti storie alpine o venatorie reali o iperboliche, dando ogni tanto di bocca alla fiasca d'acquavite e osservando le volute di fumo della pipa che salgono al cielo. Mentre i suoi clienti schizzano panorami sui taccuini, fotografano, studiano il tempo, le rocce e le piante, Tone Belòbelo, guida "dandy", li guarda e se la ride sotto i baffi.

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