26 set 2017

Riaprirà il rifugio Popena a Misurina?

Domenica 24, un articolo sul Corriere delle Alpi titolava: "Corona: «Riapriamo il rifugio Popena di Misurina». Il giorno prima eravamo stati a Misurina, per un aperitivo da Quinz con amiche: vicino a noi veniva intervistato Corona, e così abbiamo captato qualche parola e intuito il tema. 
Non è casa mia, ma conosco e apprezzo la zona da molti anni, ho salito cime e vie di roccia, percorso diversi sentieri e del Popena ho scritto più volte. Di ricostruire il rifugio - distrutto nel 1948 e alla storia del quale dedicherà un pezzo l'amico Enrico Maioni su "Le Dolomiti Bellunesi" di Natale 2017 - si sente parlare da anni, e personalmente, la vedo come una operazione delicata.
Già Luca Visentini, che con Corona esplorò a fondo tutte le cime della zona, nel volume "Gruppo del Cristallo" (Athesia 1996) derivato dalle loro salite, paventava l'idea di ricostruire l'immobile, posto su una sella in continua erosione - basta vedere il sentiero che vi sale dal Ponte Rudavoi - a un'ora soltanto di cammino dagli hotel, negozi e pizzerie di Misurina; privo di una presa d'acqua e di un accesso di servizio (che forse risalirebbe la Val Popena Alta), ma soprattutto incastonato in un angolo dolomitico ancora puro.
Macerie ineleganti, ma suggestive nel loro silenzio! 
(foto R. Vecellio) 
Il rifugio originario, costruito e gestito con molti sacrifici dal trentino Lino Conti e consorte, ebbe vita breve. In circa dieci anni diede di sicuro un impulso al turismo del Popena, ma erano altri tempi e il turismo era diverso. La piccola costruzione forniva ricovero e servizi spartani a clienti motivati, forse più rispettosi della natura e meno pretenziosi di quelli che oggi cercano vizi e virtù di hotel o ristoranti pluri-stellati anche in mezzo alle crode. Quando qualcuno appiccò malvagiamente il fuoco alla casetta, Lino Conti si disperò; tentò di rimetterla in piedi, ma infine si arrese. Oggi lassù restano solo macerie, ineleganti ma suggestive nel loro silenzio.
Non ho motivo di osteggiare il ricordo di Valerio Quinz, guida e albergatore di Misurina che ho conosciuto e al quale Corona vorrebbe dedicare il rifugio, che a suo dire non costerebbe più di 200.000 euro e "valorizzerebbe" il gruppo; mi chiedo solo se dal punto di vista economico l'operazione si reggerebbe in piedi e se ad essa non farebbero da contorno nuovi sentieri, ferrate e altro. E' senz'altro giusto il ricordo di Quinz a Misurina, ma lassù non andrebbero dimenticati neppure altri personaggi, come Buzzati, Casara, Comici, Mazzorana, Scheibmeier!
Le macerie sulla sella, la dolce Val Popena Alta, la Val de le Barache di bellica memoria, il Corno d'Angolo di Comici, il Cristallino di Grohmann, la Croda de Pòusa Marza e le Torri di Popena di Michl, il Piz Popena di Santo, il Popena Basso di Casara e Mazzorana, la Punta Michele di Sepp, le guglie di Val Popena Alta di Dibona e Duelfer, sono perle dolomitiche splendenti; degne di grande rispetto, non di essere avviate all'usura, magari col rischio di trasformarsi in "pattumiere d'alta quota", come si sta purtroppo verificando al contiguo Lago del Sorapis.

1 commento:

  1. Caro Ernesto,
    sono assolutamente d'accordo con te. E il verbo "valorizzare" mi preoccupa non poco. Ciao

    Saverio

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