10 nov 2017

Simone Lacedelli, la guida che salì la Torre Esperia

Fra un mese, il 15 dicembre, cadranno i 130 anni dalla nascita, nel villaggio di Val di Sotto a Cortina, di Simone Lacedelli, noto alla comunità come Scimon da Róne o Jùscia.
Primo figlio dell'ebanista Antonio, Tòne da Róne (1852-1909), che dal 1893 al 1905 si prestò come portatore e guida di montagna, con il coetaneo Alessandro Cassiano Zardini Nòce - morto sotto la valanga del 13 dicembre 1916 sul Gran Poz in Marmolada, che causò oltre 300 caduti - Lacedelli fu il più giovane ampezzano a conseguire, nel 1912, il titolo di guida nell'Ampezzo asburgica.
Simone Lacedelli, anni '40 
(da Fini e Gandini, Zanichelli 1983) 
Nonostante oltre quarant'anni di lavoro e moltissime salite di rilievo, Lacedelli poté vantare una sola prima: quella della Torre Esperia ai piedi del Costón d’Averau (gruppo del Nuvolau), salita l’8 agosto 1928 con il collega Celso Degasper Menegùto, Emma e Giovanna Apollonio Varentìn.
Pare che la torre, denominata dalle sorelle Apollonio in omaggio alla villa nel centro di Cortina, in cui gestivano un negozio di "chincaglieria", non sia stata molto ripetuta. Negli anni scorsi, però, le vicine pareti della Cròda Négra (anche detta El Coolo, in guerra battezzata Col Gallina) sono state scoperte e rese appetibili con molte vie di stampo moderno, assai apprezzate.
La Torre Esperia 
(da D. Colli)
Simone Lacedelli fu un camminatore e scalatore instancabile. Batté, infatti, le sue montagne fino a età piuttosto inoltrata: negli anni '40 del Novecento individuò e segnò il percorso oggi noto come Sentiero attrezzato Astaldi, ai piedi della Punta Anna in Tofana, e negli anni '50 ideò le escursioni con guida per adulti e ragazzi.
A quasi settant'anni fu ancora fotografato con due clienti sulla Torre Grande di Averau, raggiunta per la via normale: negli anni '70 poi, su una rivista locale un anonimo descrisse un'escursione alla Porta del Dio Silvano, effettuata con la guida prossima agli ottanta. 
Scimon forse avrebbe camminato ancora a lungo se, il giorno di San Silvestro 1970, si fosse accorto in tempo utile di un'autovettura, che lo investì mentre passeggiava sotto la neve in Via Cesare Battisti, nel centro di Cortina.
Con un ricordo di Lacedelli, pubblicato nel 100° dalla nascita sul semestrale Le Dolomiti Bellunesi, la giornalista Giovanna Orzes Costa volle ricordare ai suoi concittadini e al pubblico un alpigiano d'altri tempi, esempio di un'esistenza votata alla Montagna.

4 commenti:

  1. Grazie ancora, Ernesto per tutte queste "storie". Faccio mie le parole che Luigi Maieron ha rivolto a Mauro Corona: "...oggi hai queste storie e il dovere di raccontarle.Così puoi farle vivere ancora. Questo è un potere eccezionale che hai conquistato". E a proposito del tuo ultimo post, mi piacerebbe vedere il libretto di vetta della Rocchetta di Cianpolongo (se non è andato perduto) del 1994 (almeno credo), in occasione della mia ultima salita (con Giorgio), quando mi ero ripromesso di tornare lassù ogni anno almeno una volta, e invece ....
    Ciao

    Saverio

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  2. Ciao Saverio.
    Apprezzo le parole di Luigi Maieron, che conobbi nel lontano 1988, e mi sembra molto più genuino del suo interlocutore.
    Continuerò, finché ci sarà la voglia e l'occasione, a raccontare le storie di montagna che più mi piacciono, in cui non c'è spazio per primati ma soltanto per esperienze umane.
    Quanto al libro della Rocchetta, come ho scritto nel post, esso inizia il 31 luglio 1994 per cui, se la tua ultima salita è antecedente, credo che la testimonianza sia svanita, grazie all'improvvida dimenticanza di qualcuno che lasciò il contenitore allo scoperto e in balia delle intemperie. Neppure le mie firme del 1987, 1991, 2000 sono più documentate, ho soltanto una fotografia di quella del 2003.
    Se ne abbiamo l'occasione, ti farò avere le scansioni del libretto. Segui ancora le mie romanticherie, mi fa molto piacere.
    Ernesto

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    Risposte
    1. Dovrebbe essere agosto 1994.

      Saverio

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    2. Caro Saverio,
      controllerò: se la trovassi, come spero, te la invierò.
      Buona settimana.
      Ernesto

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