7 nov 2017

Rochéta de Cianpolòngo, amore a prima vista

Non era una giornata uggiosa e fredda come oggi, il 7 novembre di trent'anni fa. Quel giorno "Lux", amico scomparso nel 2006, col quale condivisi tante giornate alpine, mi fece conoscere una montagna che fu un amore a prima vista: la Rochéta de Cianpolòngo, quarto rilievo della dorsale che dal Bèco de Meśodì si estende sulla destra orografica del torrente Boite, facendo da limite tra Cortina e San Vito.
238 anni fa sulla Rochéta de Cianpolòngo c'era già qualcuno!
(foto E.M.)
In quegli anni la Rochéta - sulla quale già nel 1779 giunsero alcuni mappatori, incaricati da Maria Teresa d'Austria di fissare il primo cippo di confine tra il Tirolo e la Serenissima - riscoperto per caso dopo oltre due secoli - era praticamente nota solo ai locali. Nell'estate 1986 gli amici del gruppo ”Vecchio Scarpone” di Zuèl avevano iniziato a farla conoscere, segnando a minio l'accesso alla cima dal Parù de Sonfórcia e collocando lassù una tabella e un libro di vetta, sostituito più volte perché danneggiato dall'umidità o dalla sbadataggine di qualcuno. 
La Rochéta mi ha accolto in sei occasioni, di cui una in solitudine. Faticosa da raggiungere, anche se si può spezzare la salita facendo base al rifugio Croda da Lago-Palmieri, oggi è visitata anche da appassionati venuti da lontano. Mi è stato riferito che l'allora incerta traccia, animale più che umana, che risale la pala erbosa fino alle rocce e poi si dipana in cresta, è ormai quasi un sentiero: ma non l'ho più vista dal 5 settembre 2004, quando con un bel gruppo di compaesani e un cagnolino vi svolgemmo una gita del Cai Cortina.
Le Rochétes de Sorarù e de Cianpolòngo e il Bèco de Meśodì 
nei colori dell'autunno (foto A. Roilo) 
Nell'autunno 2016 la parete sud della cima, visibile fin da Vodo, è stata rivalutata con una via nuova di Marco e Gianluca, che ha eseguito per mio conto le fotografie del libro di vetta, consentendomi di tornare virtualmente su quel balcone, grandioso belvedere sulla valle.
Il 4 luglio scorso infine, in dieci ore, Bruno di Cortina e Claudio di San Vito hanno compiuto la traversata integrale per cresta delle 4 cime: la facile Rochéta de Prendèra, la lunga Rochéta de Ruóibes, la friabilissima Rochéta de Sorarù e la "nostra" de Cianpolòngo, chiudendo sul torrione del Zìgar un'avventura che potrebbe spingere ad altri, responsabili approfondimenti della dorsale.
Formulo l'auspicio che chi rimonterà le sue ripide balze e si immergerà "nella" Rochéta, dai boschi di Fedèra verso il cielo, non ignori la cura che a mio giudizio la cima merita, per restare a lungo com'è ora. La traccia c'è; i bollini per non perdersi sono al loro posto; non manca il libretto di vetta; la relazione della salita si trova nel web e in una guida di successo, e tanto dovrebbe bastare per avvincere anche il salitore più disincantato.
Aggiungo i fatti che coinvolsero la Rochéta nella storia, le dicerie popolari che aleggiavano nella zona e le favolose storie del Bestiario d'Aiàl, ambientate nel circondario dalla scrittrice Lorenza Russo, per chiudere agevolmente il cerchio.

2 commenti:

  1. Caro Ernesto,
    ho letto e consultato piu` volte il bel libro di Lorenza Russo, ma non sapevo nulla del "Bestiario di Ajal". Ho trovato un brano sul tuo articolo "Becco d'Ajal. La cima più bassa d'Ampezzo", ma penso che si tratti, per l'appunto, soltanto di un brano. Ho anche visto che e` apparso nel 2003; e` ancora reperibile? D'altronde qualche "contatto" con le ninfe che popolano boschi e ruscelli l'ho avuto anch'io. Credo di averti raccontato di quell'anguana dispettosa, che senza farsi scorgere, mi aveva nascosto l'orologio al Lago Ciou de ra Maza e che, impietosita, me l'aveva fatto ritrovare il giorno dopo...Ma accadde tanti anni fa quando ero giovane e probabilmente l'anguana aveva escogitato questo espediente per rivedermi. Ciao

    Saverio

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    1. Carissimo,
      quel libriccino (16 pagine) fu edito col contributo del Comune di Cortina nel 2003 e donato agli alunni delle Scuole Elementari di allora, tra l'altro senza nemmeno avere invitato alla presentazione l'autrice principale, Lorenza Russo (io fornii la traduzione in ampezzano delle storie di Lorenza). Non saprei se sia ancora reperibile; a me ne è rimasta una sola copia, e se mai ricomparirai in quel d'Ampezzo, te la farò leggere volentieri. Sarebbe bella, opportuna e utile una ristampa, ma di questi tempi la vedo dura.
      Pensa quale scherzo hanno fatto le ninfe e gli spiriti della Rocheta al mondo, nascondendo per 220 anni esatti le iscrizioni confinarie in vetta alla Cianpolongo, ritrovate per caso, senza clamori e senza vanto, il 16 ottobre 1999 da due cari amici, Mara e Ivano, che hanno aggiunto un piccolo paragrafo alla storia settecentesca della confinazione tra Cortina - Impero d'Austria e San Vito - Regno d'Italia.
      Ciao.

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