5 lug 2018

Punta Nera, cresta sud: una sola ripetizione?

Credo sia noto che, nelle indagini che mi diverto a svolgere sull'alpinismo a Cortina, sulla sua storia più che centenaria e su molti suoi personaggi, compare spesso un uomo dalla vita lunga e movimentata: Federico "Fritz" Terschak, alpinista, scialpinista, dirigente sportivo e scrittore germanico accasato in Ampezzo, che dagli anni '10 fin quasi ai '70 del secolo scorso fornì importanti contributi alla storia locale.
Per decenni Terschak esplorò a fondo - con la corda come con gli sci - la conca dov'era giunto bambino e dove si spense nel 1977, quasi novantenne, lasciando sui monti ampezzani molti percorsi inediti e oggi in massima parte snobbati dalle mode. 
Uno di questi riveste per me una certa curiosità: la cresta sud della Punta Nera, salita il 10 agosto di novantanove anni fa da Terschak e Isidoro Siorpaes, al tempo referente delle guide per la Sezione Ampezzo del Club Alpino Tedesco-Austriaco (ribattezzata nel 1920 Sezione di Cortina d'Ampezzo del Cai). L'interesse della via, più che nelle sue caratteristiche tecniche, sta nella cornice storica: fu infatti la prima via di roccia - e unica del 1919 - aperta sulle Dolomiti divenute da pochi mesi italiane.
Da S. Vito verso la Punta Nera (cartolina
austriaca del 1910, raccolta E.M.)
La via Terschak, di sviluppo chilometrico e con peculiarità esplorative in un contesto selvaggio, che inizia poco lontano dal trio di case di Dogana Vecchia, per quattro secoli confine di Stato, si conclude a 2847 metri sulla sommità martoriata dai fulmini della Punta Nera. Essa ha avuto almeno una ripetizione: quella di Antonella Fornari, cadorina d'adozione, scrittrice prolifica e cultrice delle vicende della Grande Guerra in Dolomiti.
Non ho i dati che, da "cronista di paese", servirebbero a contestualizzare meglio il fatto (data della ripetizione, nome dei compagni di cordata, ore impiegate, difficoltà riscontrate, eventuali curiosità), né immagini specifiche della cresta, ma sono riuscito a convincere Antonella a fissare qualche flash della sua lontana avventura in un pezzo, apparso nel numero Estate 2018 della rivista “Le Dolomiti Bellunesi” col titolo di “Sulla Punta Nera per la cresta sud”. 
Tanto può bastare, per integrare la storia e la memoria di Terschak, della Punta Nera, dell'alpinismo del primo '900 sulle Dolomiti a cavallo del confine, di una via che mi piacerebbe aver conosciuto.

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