13 dic 2010

Le Cinque Torri nella storia dell'alpinismo in Ampezzo


Dalla terrazza del Rifugio Scoiattoli

Per la stesura del volume celebrativo del centenario del Rifugio 5 Torri, uscito nel 2004, ebbi modo di consultare tre libri di vetta della Torre Grande d’Averau, relativi al ventennio 1927/48 e conservati nell’archivio del CAI Cortina. Desumendo alcuni dati utili per la ricerca ed anche numerose curiosità, elaborai alcune statistiche forse sterili, ma curiose. Dai libri saltarono fuori, infatti, fra migliaia di altri nomi, tutti quelli delle prime 216 cordate salitrici della via Miriam sulla parete S della Torre, aperta nel 1927 e divenuta subito una classica; delle prime 65 salitrici della Fessura Dimai sulla parete E, aperta nel 1932; delle prime 40 che superarono la Diretta Dimai, aperta nel 1934 a sinistra della precedente, primo VI delle Torri; delle prime 11 salitrici della via Franceschi, aperta nel 1936 a sinistra della Miriam. Forse le statistiche sono incomplete, mancando inspiegabilmente i dati di alcuni anni (1936, parte del 1937, 1941 e 1942) ma credo che quanto analizzato rispecchi abbastanza la realtà. Le vie, che oscillano tutte fra il V e il VI, sono quattro classiche delle Torri e delle Dolomiti Ampezzane. Oggi le loro salite non si contano più, ma non saprei se siano ancora di moda com’erano sessanta-settant’anni fa. Fra i salitori, oltre alle guide di Cortina (Apollonio, Barbaria, Degasper, Dibona, Dimai, Lacedelli, Verzi) e agli Scoiattoli, scoprii decine di nomi noti. Regnanti come Alberto dei Belgi e suo figlio Leopoldo, nobili come le Baronesse Ilona e Rolanda Eötvös, alpinisti e alpiniste italiani e stranieri come Andrich, Boccalatte, Carlesso, Cassin, Devies, del Torso, Rudatis, Soldà, Tissi, Varale, Wiesinger, e guide “foreste” come Comici, Demetz, Glück, Micheluzzi, Rebuffat, Soldà, Steger. Gli elenchi, magari aridi nella loro laconicità, hanno aperto uno squarcio molto interessante sulla storia dell’alpinismo dolomitico di un fervido ventennio.

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