14 mar 2012

Ai piedi della S dell'Antelao

La parete S dell'Antelao, da Borca
24/11/2011, pomeriggio
Lavorando in Valboite, vedo ogni giorno la grande parete S dell’Antelao. E dandole un occhio mi vengono in mente alcune cose: il Bus del Diau, enorme antro presso il quale Phillimore, Raynor e le loro guide, con a capo l’instancabile "Tone Deo", bivaccarono a Ferragosto del 1898 prima di attaccare i 1200 m della parete S.
E poi Bettella, Barbiero, Scalco, Casara, Fanton, Cozzolino, Bee, Massarotto e diversi altri, che su quelle pareti poco di moda si sono arrampicati nel corso del '900.
E infine il Bivacco Giovanni e Giulio Brunetta, installato nel 1970 su una selletta baranciosa ai piedi del Bus, a picco sulla Valboite. Al Brunetta salimmo in tre in una calda giornata di inizio estate, dopo aver superato non senza fatica più di un chilometro di dislivello fra detriti, mughi e una lunga lingua di neve che ancora resisteva alla testata del rio, precipitato anni dopo sulle case di Cancia. Fu davvero una bella gita, adatta per sgranchirsi dopo un inverno passato sui libri. 
Oggi il bivacco non c’è più: lo spostamento d’aria susseguito a una frana sulla parete soprastante,l’ha polverizzato, scaraventando i rottami lungo la china. Nessuno si è più preso la briga di rimetterlo dov’era e neppure, mi dicono, di fare un po' di pulizia.
Volendo proprio dirla, quel cubo rosso di lamiera aveva poco senso: era riservato ai rarissimi aspiranti a qualche via della S, fra i quali l'amico Lux (che vi passò la notte con Ivano prima di impiegare il giorno seguente per toccare la vetta dell'Antelao), ma escursioni là vicino non se ne possono fare, e il previsto anello attrezzato che doveva collegare il Bus del Diau con le Laste dell’Antelao, è rimasto una pia intenzione.
Non sono più tornato in quei paraggi, né ho esplorato il Bus, che mi  confermano sia interessante; mi sono limitato a percorrere alcune volte, specie in tardo autunno, l'“alta via”, oggi anch'essa in parte danneggiata da sconquassi idrogeologici,  che unisce Resinego con Vinigo attraversando il Bosco Nuovo, in parte su tracce militari.
Si tratta di una lunga passeggiata alle pendici della più alta vetta del Cadore, che allora non presentava difficoltà: non la dimentico.

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