10 apr 2012

Il Col Rosà, una cima simpatica e remunerativa

Il 26, o forse il 30 giugno 1899, l'inglese Robert Corry salì con le guide Antonio Dimai e Zaccaria Pompanin la parete SE del Col Rosà. La cima chiude a N il gruppo delle Tofane; mentre a settentrione scende sulla Val di Fanes con salti coperti di mughi, a meridione guarda la piana di Fiames con un’alta parete.
Così a fine secolo il Col Rosà ebbe anch'esso la sua via (difficoltà intorno al IV, roccia non sempre ottima), che attirò molti pretendenti. Le guide Angelo Gaspari, Antonio Constantini, Giuseppe Menardi e, dopo la 1^ Guerra Mondiale, anche Celso Degasper corressero con alcune varianti il percorso, in origine un po' complicato.
La via Corry divenne di moda se non altro per l'agevole accesso e rientro, il quale ultimo sfrutta l'antico sentiero di cacciatori che inizia sul Pian de ra Spines, fatto sistemare dalla proprietaria della Villa Sant'Hubertus a Podestagno, Anna Powers Potts, per poter salire in vetta a cavallo.
Il Col Rosà a metà ottobre,
dall'ex aeroporto di Fiames (foto I.D.F.)
Tra il 1943 e il 1966 Scoiattoli e guide aprirono sul Col Rosà altre vie, ma oggi pare che nessuna susciti più le brame dei rocciatori. La cima, peraltro, è assai gettonata dai "ferratisti", che spesso affollano la breve, esposta via attrezzata “Ettore Bovero” sul fianco SO, inaugurata nel 1965.
Chi scrive, dopo aver percorso la "Bovero" più volte anche in solitaria, oggi  ama rifare al contrario il percorso normalmente utilizzato per la discesa.
Il sentiero, numerato col 447, è ripido, un po' faticoso (dislivello 900 m) e non breve, ma dopo la sistemazione curata dal Parco d’Ampezzo non presenta problemi, se non la copiosa sudata che può far fare a chi lo salga durante l'estate.
Anche se Grohmann non se la sentiva di consigliare la cima, perché a suo parere a Cortina ce n'erano “altre … che con minor fatica offrono maggiori attrattive”, ci piace avvicinarci al Col Rosà soprattutto in autunno e, potendo, fino alle soglie dell'inverno, per gustare i silenzi e i colori dell’ambiente circostante. Così questa cima si propone senz'altro come una meta simpatica e remunerativa.

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