04 apr 2012

Sulla Preuss, estate 1981

Marina la padovana, Cinzia (meno alta e infilata nel bagagliaio della 127 per risparmiare il pedaggio …), Enrico, Ernesto.
Cima Piccolissima con la Fessura Preuss-Relly
 da Forcella Lavaredo (foto Enrico Maioni)
Questo quartetto, l'ultimo giorno di luglio del 1981, arrivò al Rifugio Auronzo con l’intento (riservato ai due E, amici e compagni di croda da tempo), di salire la via Preuss della Piccolissima, nel 70° della prima scalata: a vent'anni, però, il genetliaco ci diceva ben poco!
Salimmo veloci a Forcella Lavaredo, e lì lasciammo le ragazze ad ammirare le nostre evoluzioni. Attaccammo quindi con emozione la variante Casara, e ci volle poco per picchiare il muso sulla famigerata Parete Preuss.
“Achtung, Tiger!” Così aveva detto Paul al compagno Relly, superandola di slancio senza chiodi, e così avranno urlato i primi ripetitori, quando la via, purtroppo, registrava quasi più disgrazie che salite.
Su quel muro ricordo non chiodi né cunei, ma una cosa simile al manico di una manèra, con un cordone come appiglio, come appoggio, come elemento tranquillizzante per un tratto di dolomia gialla diritto fino alle ghiaie.
Da secondo stavo da papa, e tale rimasi per l’intera salita, che Enrico condusse come sempre con calma olimpica (pochi anni dopo divenne guida). Oggi non so più scandire singoli fotogrammi della via; mi pare comunque di sentire ancora nelle gambe le spaccate in camino, che al tempo mi costavano meno fatica giacché pesavo una settantina di chili; ho negli occhi l'aguzza punta della Piccolissima, lanciata nel cielo 250 metri sopra la baraonda di Forcella Lavaredo, sulla quale entrambi gustammo in silenzio il piacere della salita appena conclusa; ricordo anche il mio orgoglio di ventenne - accresciuto dal fatto che in basso avevamo ben due ammiratrici - che poteva fregiarsi di una delle vie dolomitiche più note, un exploit del grande Preuss che morì prima di poter apprezzare, o condannare, i progressi dell’arrampicata dopo la Prima Guerra Mondiale.
In quel periodo avevo già qualcosa in carniere, dal Sas de Stria al Becco di Mezzodì e alla semi-sconosciuta Torre Lagazuoi; altro avrei fatto fino all'autunno, dalla Torre Wundt alla Piccola di Lavaredo, Punta Fiames, Torre del Lago, Popena Basso, Campanile di Val Montanaia, Cristallo.
Per quanto riguarda le crode, l'estate fu intensa: se non di capacità atletiche, ero ricco di entusiasmo, conoscevo a menadito la guida Berti, mi piaceva il contatto con la dolomia e sulle difficoltà classiche non me la cavavo male!
La discesa nel canale che guarda il Rifugio Lavaredo, fatale a tanti per la propensione a convogliare ogni pietra che si stacca dalla vetta, si svolse in un lampo. Alla base della Piccolissima, mentre il "robot" friggeva dallo sforzo, ritrovammo le amiche e scendemmo subito al rifugio per la birra, che in quei frangenti non poteva mancare.
È trascorso un secolo dalla salita di Preuss e tre decenni dalla nostra; pur avendo frequentato altre cime in Lavaredo, sulla Piccolissima non ho avuto più occasione di tornare. Con queste righe, mi è parso di essere ancora lassù e ho rivissuto l’emozione di aver “conosciuto” Preuss, accarezzando le rocce dove egli salì e scese da primo di cordata, senza mezzi artificiali, il 5-6 settembre 1911.

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