4 giu 2019

Alla scoperta del Sas Peron, falesia mancata

Un pomeriggio della primavera 19.., con Carlo, Sandro e qualche altro - attrezzati in maniera primitiva e, come al solito, di nascosto dai genitori - partimmo in bici col fermo proposito di conquistare il Sas Perón. 
La "nostra" falesia del Sas Peron
(foto E.M., 15.9.2013)
Il Sas (in italiano «Sasso Sassóne») è un alto blocco dolomitico che si fa largo tra gli alberi sulla destra del Boite, di fronte alla fabbrica Lacedelli a Nighelònte. Ben visibile dalla Statale 51 poco oltre le case di La Vèra, il blocco chiude a meridione la strettoia che la valle d’Ampezzo incontra a Fiames. 
Ai suoi piedi passa una carrareccia militare, numerata dal Cai col 413 e frequentata sia a piedi sia in MTB, che unisce Fiames alla borgata di Cadin di Sopra e fu la meta di tante nostre escursioni familiari. 
Il misterioso culmine del Sas - che si eleva modestamente a 1342 m. di quota e dovrebbe essere il meno alto d’Ampezzo - si potrebbe salire con minimo dislivello dalla strada, anch'essa militare, che dal campeggio di Fiames porta al Lago Ghedina, attualmente chiusa per frane, avanzando tra la vegetazione fitta e caotica; non ho ragguagli da alcuno che vi sia salito e pure noi ci abbiamo provato, senza esito. 
Era destino: l'assalto al Sas Perón - iniziato sul lato che scoscende sulla carrareccia (varie decine di metri di roccia verticale e anche strapiombante, sporca d'erba e ghiaia e non proprio ideale) - alla fine fallì e pensandoci, non dispiacque a nessuno. 
Passando di recente in zona, riflettevo sulla giornata e mi ha colpito l'entusiasmo col quale noi, dotati di poca tecnica e attrezzi scarsi, ma entusiasti come solo a sedici anni si poteva essere, avremmo preteso – in anticipo sull'apertura dei principali luoghi d'arrampicata d’Ampezzo - di crearci una falesia tutta nostra, a bassa quota e accessibile persino in bici. 
Dopo la batosta inflittaci dal Sas, non passò molto che potemmo comunque rinforzare la nostra passione, con risultati disomogenei per i singoli membri della compagnia che si stava formando (alcuni furono ammessi al Gruppo Scoiattoli e due poi anche a quello delle Guide). Il modo, diverso rispetto a quello di chi scala oggi, fu riferirsi a chi sapeva, nutrirsi di guide e manuali, lanciarsi subito su vie di montagna senza perdere tempo su massi infidi fioriti di rododendri. Se, come ci sembrò di capire, prima di noi nessuno si era spellato le dita sul Sas Perón, una ragione ci sarà stata di certo! 
Finisco constatando che non soltanto il «Sasso Sassóne» è rimasto una "falesia mancata", ma tempo fa (complice un progetto di riattivazione dell'aviosuperficie di Fiames, chiusa dopo la tragedia del 31 maggio 1976) avrebbe persino potuto correre un grosso rischio. Trovandosi proprio lungo il corridoio scelto per il decollo e l’atterraggio dei mezzi, alcuni illuminati progettisti pensavano di facilitare le manovre aeree ... proponendo di decapitare letteralmente  il romantico blocco, colpevole soltanto di trovarsi nel posto sbagliato e al momento sbagliato.

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